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Mercoledì 29 Dicembre 09:36

L'addio a Germano Gambini, uno dei simboli di BasketCity

 
ERA UNO DEI SIMBOLI di BasketCity. Se n andato ieri, in punta di piedi, a 79 anni. Impossibile, per chi ama i canestri, non sapere chi fosse e cosa abbia fatto, in quasi mezzo secolo di basket, Germano Gambini. Due volte tricolore, da giocatore, con la Virtus di Vittorio Tracuzzi (nella foto lo vediamo, quinto da sinistra, con la maglia numero 13 nella Virtus 1955-56) poi, a fine carriera, il passaggio in via San Felice, la scoperta di un mondo nuovo che, negli anni Ottanta, lo porta a essere il presidente della Fortitudo. Di una delle Fortitudo pi belle e divertenti (prima dellera firmata da Giorgio Seragnoli) di sempre.
Germano Gambini, nato a Bologna il 14 dicembre 1931, non pu passare inosservato. Con i suoi 195 centimetri viene rapito dalla pallacanestro e a Bologna, a cavallo degli anni Quaranta e Cinquanta, la scelta tra Virtus (la storia) e Gira (il nuovo che avanza). Germano gioca con una V nera sul petto ininterrottamente per dieci stagioni, dal 1951 al 1961. Per lui in totale 209 presenze e 1.176 punti. E soprattutto due scudetti con Tracuzzi come coach e compagni di squadra che rispondevano al nome di Achille Canna, Nino Calebotta, Mario Alesini.

TECNICAMENTE non fortissimo, ma con quel fisico, in Sala Borsa (il palasport sar inaugurato solo nel 1956) si fa sentire. Un combattente nato, dice Achille Canna, che lo definisce uno degli emblemi di quella Virtus: non a caso dal 1958 al 1961 pure il capitano di quella squadra.

A trentanni, con quei 195 centimetri e quel fisico che sotto canestro sposta, cambia aria. Gioca per qualche stagione in Fortitudo. E alla Fortitudo, grazie allamicizia con lonorevole Giancarlo Tesini, resta legato. La Virtus comanda ma, proprio con Gambini alla guida cerano lui, Armando Caselli e il direttore sportivo Angori, sottolinea con un pizzico di nostalgia Nino Pellacani si arriva al sorpasso, alla fine degli anni Ottanta, in un playoff caratterizzato dal derby.

E una Fortitudo che punta sui giovani e che con i giovani diverte. E la stagione dei Pellacani, Zatti, Jacopini un terzetto di ex ragazzi legati tuttora da una grande amicizia ai quali si aggiungono Vicinelli e Bergonzoni.

Germano uno che crede nei suoi giovani, li considera dei gioielli e, come tali, li coccola. Rifiuta per esempio 650 milioni di vecchie lire. Glieli vorrebbe dare il Banco Roma, per arrivare a Bergonzoni. Ma il no pi clamoroso, circondato da un alone tra il magico e il misterioso, arriva per la cessione dei baby doro della palestra Furla, Andrea Dallamora e Andrea Sciarabba. A Gambini offrono 16 miliardi, sempre di vecchie lire, la risposta sempre la stessa: No.

NON SOLO GIOVANI, per, perch a BasketCity, sponda Fortitudo, arriva una leggenda. Una di quelle grosse ma davvero grosse per chi cresciuto sfogliando riviste patinate a colori (il vecchio Giganti del Basket, per esempio) seguendo le prime telecronache Nba di Dan Peterson. A Bologna dove Germano proprietario di un celebre negozio di ottica si materializzano i 217 centimetri di Artis Gilmore, subito ribattezzato lArtiglio. Uno che dallaltra parte delloceano fa a sportellate, senza subire per giunta, con Kareem Abdul Jabbar. Sono tanti i giocatori che si succedono in quegli anni: tutti restano legati con il cuore alla F. Non la Fortitudo del Barone Schull, certo, ma come ripete Nino Pellacani unAquila che non ha paura di nessuno. Anche se una Fortitudo molto spesso costretta a fare lascensore tra A1 e A2.

UN GRANDE come giocatore perch sapeva lottare sempre. Un grande anche come dirigente avversario dice Canna perch il derby era loccasione per prendersi in giro, ma poi ci si abbracciava, pi legati di prima. Un grande dirigente, aggiunge uno dei suoi ragazzi di fine anni Ottanta, perch Bologna era Virtus contro Fortitudo, erano lavvocato Porelli contro Germano Gambini.

Piazza Azzarita piena, dirigenti che sposavano i loro atleti, che diventavano a loro volta bandiere e icone delle societ per le quali giocavano. Un altro basket, una pallacanestro per appassionati nel senso pi vero e pi puro del termine. Ecco perch con la scomparsa di Gambini ci sentiamo tutti un po pi poveri.

Ciao Germano, i derby, anche verbali, con lAvvocato, ora potranno ricominciare.

Alessandro Gallo

Il Resto del Carlino

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