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Mercoledì 02 Settembre 18:00

Tanjevic lancia l'Italia: 'Ma serve una scintilla'

 
"Sì, è la Nazionale più forte di sempre". Più forte della sua, quella di Carlton Myers, Andrea Meneghin e Gregor Fucka. "E sì, può arrivare fino in fondo". Come la sua nel 1999, l'ultimo oro azzurro a un Europeo di pallacanestro. "Ma ci vuole ancora una scintilla", dice Bogdan Tanjevic, per tutti Bosha, l'allenatore montenegrino di passaporto italiano che guidò quell'impresa. Questa estate, a 67 anni, ha allenato il Montenegro ai Giochi dei piccoli stati d'Europa. Vinti, ci mancherebbe. E ora si gode un po' di riposo nella sua Trieste, legge ("Zona di Mathias Énard, un romanzo eccezionale"), guarda pallacanestro e passeggia attorno a piazza Unità d'Italia. Dove lunedì ha invitato coach Simone Pianigiani, reduce dall'ultimo torneo di preparazione prima degli Europei, per un aperitivo: "È la seconda piazza più bella d'Italia dopo piazza del Campo. Così l'ho fatto sentire un po' a casa, lui che è di Siena". La sua nazionale era forte, come quella di Pianigiani, ma non la favorita. Come riuscì a vincere l'oro? "Arrivammo al massimo della condizione al momento giusto, cioè negli ultimi giorni di torneo. All'inizio avevamo perso male con Croazia e Lituania, ma partita dopo partita la coscienza nei nostri mezzi è cresciuta, fino al capolavoro in semifinale contro la fortissima Jugoslavia. Eravamo talmente in palla che quel giorno ho cancellato l'allenamento della mattina, ho solo detto ai ragazzi "andate in campo e spazzateli via". E abbiamo giocato benissimo". Anche perché era riuscito a far andare d'accordo le due stelle, Myers e Meneghin. "Fu importantissimo. Myers era la nostra superstar, ma nella sua carriera aveva sempre fatto lo sbaglio di credere solo a se stesso. A un certo punto della partita contro la Bosnia, decisiva, non riuscivamo ad attaccare la zona. Meneghin prese e segnò due volte da otto metri, sbloccandoci. Alla fine Carlton andò ad abbracciarlo, da uomo onesto qual è aveva capito che Andrea era uno come lui. In campo allora comandava Meneghin, e tutti lo hanno accettato". E il leader di questa Nazionale chi può essere, uno dei giocatori con esperienza Nba? "Chi guida deve essere un playmaker, uno con la palla in mano, non un lungo. E credo che l'uomo giusto, anche per togliere pressione ai giocatori Nba, sia Daniel Hackett. Ha superato i problemi disciplinari, mi pare cresciuto e più equilibrato, ma anche in grado di farsi sentire in campo". Vincere oggi è più difficile che nel 1999? Ogni squadra ha almeno tre atleti Nba. "La pallacanestro non è cambiata molto, lo stile di gioco nel 1999 era già moderno, intensità per 40 minuti e rotazione a dieci, undici giocatori. Certo in questa edizione ci sono più squadre in grado di puntare all'oro: Francia, Spagna, Lituania, Grecia, Serbia". A che punto è la Nazionale dopo le amichevoli di preparazione? "A livello di talento è la selezione più forte di sempre, con i quattro Nba più Alessandro Gentile, che è al loro stesso livello. Però ho l'impressione che giochino ancora con il freno, non riescono a esprimere il massimo dell'intensità e della voglia per tutta la partita. Ci vuole una scintilla, quella che scatta nella competizione". La prima partita del girone terribile, sabato 5, sarà contro la Turchia, che lei ha allenato. Che avversario troveremo? "Una squadra che vive il passaggio tra due generazioni, mentre l'Italia è al top, credo che parta favorita. Il girone è duro, ma queste sono le sfide che stimolano". Dipendiamo molto dal tiro da fuori. Può essere un limite nei momenti decisivi, quando il canestro diventa più stretto? "Ormai tutta l'Europa gioca in questa maniera, allargando il campo, attaccando con il pick and roll e il penetra e scarica per costruire un tiro da fuori". A rimbalzo e sotto canestro, almeno nelle amichevoli, abbiamo faticato. "Non vedo squadre con un gioco interno strepitoso: il pivot migliore è lo spagnolo Pau Gasol, ma anche lui sta spesso lontano dal canestro. E nessuno ha lunghi con il raggio di tiro dei nostri Gallinari, Bargnani e Melli: gli avversari faranno fatica a inseguirli per il campo". Fin dove può arrivare l'Italia? "Agli ultimi Europei abbiamo iniziato bene, ma poi abbiamo pagato la stanchezza. Quest'anno la squadra è più profonda. Se non conquistassimo il pass per il preolimpico (le finaliste vanno direttamente a Rio, dalla terza alla settima al torneo che mette in palio gli altri posti, ndr) sarei sorpreso. Ma chiudendo il girone dal terzo posto in su credo che potremmo arrivare almeno in semifinale". Poi quale sarebbe la squadra da battere? "La Francia. Hanno undici giocatori Nba, ma soprattutto un leader riconosciuto, Toni Parker. Che non si nasconde: in un'intervista ha detto che lui della pressione se ne frega". E tra i nostri a chi affiderebbe l'ultimo tiro? "Al giocatore che è nella migliore condizione per prenderlo. Nessuno, neppure Michael Jordan, deve prendere per forza la conclusione decisiva". Un giovane da tenere d'occhio? "Considerato che Gentile a 23 anni non è più un giovane, direi Amedeo Della Valle. L'ho visto giocare con Reggio Emilia durante le ultime finali (perse contro Sassari, ndr) e tifo per lui. Ha grande coraggio". Infatti Pianigiani lo ha inserito nella lista definitiva dei dodici convocati. Un suo consiglio durante l'aperitivo di lunedì? "Simone sa come si vince, non ha bisogno di consigli. Mi è sembrato che abbia le idee chiare. Un po' di stress da vigilia magari, ma quello va bene". Il basket italiano ha disperato bisogno di un successo. Questi Europei potrebbero essere il trampolino da cui ripartire? "La Nazionale trascina sempre un movimento. Ma per rilanciare il basket italiano non basta". Il coach esita: "Mi fa male vedere città come Treviso o Trieste senza una squadra in serie A. Credo che altri imprenditori dovrebbero seguire l'esempio di Giorgio Armani, che a Milano investe con pazienza per restituire qualcosa alla comunità. E ci vorrebbero più Reggio Emilia, società che credono nel vivaio. Il pubblico ha bisogno di giocatori italiani a cui affezionarsi, non di stranieri che ogni anno cambiano squadra".

Filippo Santelli

 

Repubblica.it

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