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Mercoledì 14 Dicembre 15:00

Il ritorno di Oscar Schmidt, l’uomo da 50mila punti: 'Conta il lavoro, non il talento'

 
La Lega Basket Serie A premierà domenica il grande campione brasiliano Oscar Schmidt al suo ritorno a Caserta con una targa ricordo che sarà consegnata dal Presidente Egidio Bianchi durante l'intervallo della sfida con la Consultinvest Pesaro. Sempre all'intervallo il vicepresidente vicario FIP Gaetano Laguardia consegnerà ad Oscar l'Italia Hall Of Fame Premio speciale del Presidente 2017 assegnatagli dal Presidente FIP Petrucci, sentita la Commissione degli Onori. Il premio Italia Basket Hall of Fame è il più alto riconoscimento che la Fip assegna a personaggi che si sono particolarmente adoperati per la diffusione ed il miglioramento della pallacanestro italiana, attraverso le loro imprese sportive, i loro comportamenti e le azioni: Oscar ha giocato in Italia per undici anni tra Caserta e Pavia dall'82 al '93, distinguendosi per classe, sportività e talento realizzativo, l'Italia Basket Hall of Fame - Premio speciale del Presidente 2017. Di seguito il testo della intervista che Oscar ha rilasciato a Repubblica e Repubblica.it sul suo ritorno in Italia curata da Nicola Apicella.

"Dici mito, pensi Oscar. Nel mondo dei canestri un posto tra i più grandi spetta a Oscar Schmidt, l'uomo che ha segnato più punti nella storia del basket, quasi 50mila in 26 anni di carriera. L'Italia - un po' la sua seconda casa (da noi sono nati i suoi due figli, Felipe e Stephanie) - lo ha abbracciato nel 1982. Lo volle a Caserta, allora ambizioso club di A2, Boscia Tanjevic: "Era uno che segnava e già pensava al canestro successivo", ricorda l'ex ct dell'Italia. Oggi, a 58 anni, Oscar gira il Brasile tenendo discorsi motivazionali nelle aziende e continua a tenere a bada un tumore al cervello che lo ha portato due volte sotto i ferri. Domenica al PalaMaggiò, in occasione della sfida con Pesaro, riceverà la cittadinanza onoraria di Caserta e l'Italia Basket Hall of Fame assegnatogli dalla Fip. Oscar, innanzitutto come sta? "Bene. Devo sempre fare esami per tenere la situazione sotto controllo. Ma sto bene dai". Nella valigia che porta in Italia cosa c'è? "Ricordi belli: sono felice di tornare e riabbracciare persone con cui ho costruito rapporti che la lontananza non può spezzare". In Italia non è stato di passaggio: undici stagioni. "Caserta e Pavia sono un po' casa mia e in fondo mi sento un po' italiano. Devo ringraziare Tanjevic, il numero uno in assoluto. E poi il cavalier Maggiò che mi volle a Caserta: fino ad allora non ero mai uscito dal Brasile". Perché dopo il ritiro non è rimasto nel mondo del basket? "Semplice: perché ho iniziato un'altra attività. Nelle conferenze motivazionali che faccio nelle aziende spiego l'importanza di concetti come il gioco di squadra, l'autostima". Lo sa quanti punti ha realizzato in carriera? "Quasi 50mila". Per la precisione 49.737:essere il miglior realizzatore di tutti i tempi che effetto le fa? "Ovviamente è motivo di orgoglio, anche se poi i record sono fatti per essere battuti. Chi batterà questo record? Ero certo che l'avrebbe fatto Kobe Bryant, ma si è ritirato senza riuscirci. Dopo di lui non saprei chi possa farlo". Chi è il giocatore più forte in questo momento? "LeBron James, senza dubbio. La squadra che mi piace di più invece è la Spagna". In 26 anni di carriera ha stabilito altri record. A quale è più legato? "Quello dei punti segnati in una sola partita delle Olimpiadi: 55 alla Spagna nei Giochi di Seul del 1988". Fu l'emozione più grande vissuta su un parquet? "No, quella è legata ad una partita che non dimenticherò mai: la finale dei Giochi Panamericani di Indianapolis del 1987, quando con il Brasile battemmo gli Stati Uniti e in un certo senso riscrivemmo le regole del basket". Rimpianti? "La sconfitta con l'Unione Sovietica nei quarti delle Olimpiadi di Seul. Segnai 46 punti ma sbagliai il tiro più importante". Quanto conta il talento in un giocatore? "Il talento per me non esiste. Esistono giocatori bravi e quelli meno bravi. La differenza la fa il lavoro in allenamento. Il segreto è allenarsi tanto e quando si è stanchi allenarsi un po' di più". Una lezione che ha ripetuto anche a suo nipote Bruno? "Lui è un numero uno, ha vinto la medaglia d'oro nel beach volley alle Olimpiadi di Rio battendo in finale proprio l'Italia. Mi dispiace per voi, ma era destino che prima o poi un oro finisse a casa nostra".

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