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Giovedì 02 Febbraio 14:03

Landi: 'La mia Reggio presto risalirà ma la finale non è un obbligo'

 
Dall'alto della sua lunga esperienza di dirigente e proprietario, il più longevo in carica (dal 2001) contando le stagioni di serie A e vecchia e nuova A-2, Stefano Landi, il 58enne patron appassionato e lungimirante di Reggio Emilia, di cui detiene il 100%, può parlare a 360 gradi dello stato del basket italiano. Lo fa cominciando dal momento difficile della sua squadra, reduce da 4 sconfitte di fila che l'hanno precipitata dal secondo al settimo posto in classifica.
«Teniamo duro - sorride Landi che nel mondo dei canestri ha saputo resistere a molte ingiustizie senza minacciare fughe o ricatti - Ultimamente abbiamo perso un paio di partite interne, con Cremona e Caserta, inaspettate sporcando un ruolino di vittorie casalinghe che, statistiche alla mano, era di altissimo livello. Non sono allarmato ma realista. Abbiamo pagato duramente il conto degli infortuni di tre nostri titolari come da troppo tempo ci succede. Ma non muovo critiche ai miei collaboratori perché nello sport professionistico l'infortunio è ormai un fatto fisiologico più che patologico. Mi auguro che, coi rientri di Aradori e Gentile, dopo quello di Della Valle, gli eventi sfortunati siano terminati».
Reggio ha investito da tempo sul prodotto interno ma quest'anno non ha trovato stranieri funzionali alla politica del made in Italy. E' un rimpianto?
«Nessun rimpianto. I tifosi e il club hanno piacere di vedere in campo con la nostra maglia tanti giocatori italiani anche se questo non è un dogma assoluto. Un domani potremmo cambiare idea. Oggi posso solo constatare che l'inserimento degli stranieri non è andato bene. James ci ha lasciati, ora cerchiamo un'ala forte. E' tutto nelle mani del diesse Frosini, io sono molto distaccato dalle scelte tecniche».
La terza finale-scudetto è ancora tra i vostri obiettivi?
«Vogliamo rimanere in alto. Ma non esiste un obbligo di tornare in finale-scudetto per considerare positiva la nostra stagione. Adesso puntiamo la coppa Italia, poi i playoff. Non abbiamo più tempo per gestire la stagione coi nostri ritmi, dovremo giocare al meglio ogni partita, a cominciare dalla prossima di campionato contro Brindisi. Io sono fiducioso che cresceremo. Dietro a Milano, che vedo ancora fuori portata, nel lotto delle squadre che puntano ai primi 4 posti ci siamo anche noi».
Il ritorno di Kaukenas è un'operazione nostalgia? «No, è nata dalla necessità di affrontare una situazione d'emergenza. Per inciso, non abbiamo bisogno del carisma di Rimas per tornare a vincere, ma dei suoi canestri. In campo è ancora un campione inarrivabile».
La mancata partecipazione all'Eurocup ha influito nelle vostre scelte?
«Più che altro ha lasciato qualche scoria negativa nelle teste dei giocatori. Noi volevamo farla ma gli eventi politici che sappiamo ce lo hanno impedito. L'anno prossimo, a seconda se saremo qualificati o invitati, esamineremo a quale competizione aderire tra Eurocup e Champions Fiba senza condizionamenti esterni».
Qui entra in gioco il nuovo corso della Lega. Come lo vede? »Mi pare che il nuovo presidente Bianchi si stia muovendo bene. Credo che la Lega debba tornare compatta lottando su un fronte comune. Dobbiamo fare tutti un passo indietro per superare le divisioni. Non deve più accadere che un club vada per la propria strada e che gli altri si arrangino. Alludo alla posizione di Milano ma non solo. Poi l'autodeterminazione e l'autonomia devono essere le linee guida».
Le questioni di eleggibilità, passaporti e formula sono decisive per il futuro?
«Non direi. Io sono per il mercato aperto senza vincoli o paletti che finiscono per alzare i costi. Ogni club deve essere libero di formare la squadra migliore in rapporto alla qualità/ prezzo della forza lavoro e in funzione del proprio potenziale economico e dei propri obiettivi. A Reggio investiamo sugli italiani come naturale sbocco della politica sul settore giovanile, ma non biasimo chi vorrebbe 8 americani. Lo stesso vale per la questione passaportati/formati. Non se ne può più di campionati legati a formule algebriche: 5+5, 3+4+5 etc. E' un sistema che non soddisfa più nessuno».
Infine, riportare Kobe Bryant a Reggio è stato solo un sogno? «Considerando i suoi stretti legami con la città e col club poteva essere un bel sogno, ma abbiamo capito che la sua decisione di ritirarsi era una chiusura definitiva».

Andrea Tosi

La Gazzetta dello Sport

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