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Martedì 11 Aprile 14:20

Clarke: 'Penso solo a salvare Pesaro: la Nba aspetterà'

 
La sua prima volta in Italia fu proprio a Brindisi, ma allora fu una sconfitta. Rotnei Clarke aveva già pestato quelle tavole per una partita di ÈuroChallenge di due anni fa, quando giocava in Belgio all'Okapi Alstar. Domenica è andata diversamente e lui - l'ultimo arrivato in casa Consultinvest - è uscito dalla contesa da Mvp indiscusso. Il direttore sportivo Cioppi lo aveva accolto in città scherzando sul fatto che fosse «un folle» a portare la figlia di un mese in giro per tre continenti in pochi giorni (Australia, America per il visto, Italia), sperando che fosse abbastanza «pazzo» da far vincere alla Vuelle le ultime partite. Clarke è il top scorer di tutti i tempi della High School di Oklahoma, viene dai College di Arkansas e Buder, è stato Mvp in Australia nel 2014 e miglior sesto uomo nella stagione appena conclusa, con gli Illawarra Hawks. In biancorosso è andato in progressione e sta tenendo una media di 20,8 punti. Con l'Enel ne ha messi 33, chiudendo con 43 punti di valutazione. In queste sue prime quattro gare ha medie pazzesche: a parte quella punti (superiore all'attuale capocannoniere Landry che viaggia con 19.7), tira col 73.9% da due (17/23!), il 50% da tre (12/24) e il 92.9% nei liberi (13/14). «Davvero dite che sono stato il match winner? Grazie! È stato un successo importantissimo. Sono andato vicino al mio record da professionista che è di 39 punti quando giocavo con gli Hawks nel 2014, il mio anno da rookie. Alla High School arrivai a 65 e al College a 51», afferma il tiratore nato in Missouri nel 1989, sposato con Patricia e papà di Kyah e Dre. È già amatissimo dai tifosi per la sua professionalità in campo e per il sorriso gentile che ha conquistato tutti. Quanto tiene all'obiettivo salvezza? «Tutti insieme vogliamo fortemente mantenere Pesaro in Serie A: credetemi, non ci sono altri pensieri!». Il ritiro (punitivo) della scorsa settimana a Borgo Pace vi ha aiutato? «Molto. È stato fondamentale concentrarci e focalizzarci di nuovo su ciò che volevamo raggiungere, rimettendoci in pista». Sbarcato da poco a Pesaro è stato travolto dagli eventi e ha vissuto giorni difficili. «È stata dura vedere i tifosi tristi e perdere in casa la gara contro Cremona. Il successo a Brindisi la dice lunga sulla voglia di reagire che avevamo dentro». Quando e perché ha cominciato a giocare a pallacanestro? «Credo che sia per una volontà di Dio, lui vuole questo da me. È lo scopo della mia vita e ho avuto una possibilità per guidare le persone ed essere un esempio dentro e fuori dal campo». Si trova a suo agio con il basket europeo? «Molto, adoro questo tipo di pallacanestro. Per me è una benedizione essere qui». È noto per il suo tiro da tre, il suo cavallo di battaglia. «Vero, è la mia caratteristica principale, ma conosco anche altri modi per essere pericoloso e voglio tentare tutte le strade per vincere». È stato acquistato al posto di Ryan Harrow perché serviva un play, ma anche un realizzatore. Qual è il ruolo che le è più congeniale? «Sono a mio agio in entrambe le posizioni. Quest'anno in Australia ho giocato da guardia ma mi sento in fiducia anche da play». Il suo futuro potrebbe essere in Italia? «Perché no? È un posto bello, con una Lega competitiva e dura che mi dà tante motivazioni per competere. So che è un posto super per vivere, me lo avevano anticipato anche amici come Aaron Craft di Trento. Se a Pesaro mi rivorranno, non mi dispiacerebbe tornare. In estate proverò a farmi valere alle Summer League, la Nba resta un sogno di chi è uscito da College prestigiosi come il mio. Il mio ex allenatore di Butler -Brad Stevens - ora è l'headcoach di Boston». Il 2012 è stato un anno da incubo. Rubò una palla in contropiede e subì un brutto fallo da dietro. Battè la testa contro il sostegno del canestro, svenne e rischiò di rimanere paralizzato. Per fortuna si riprese e tornò a fare il giocatore professionista. «È stato terribile, mi sono dovuto fermare e non è stato facile. Ma amo talmente tanto la pallacanestro che valeva la pena aspettare», termina Clarke, che deve il suo nome di battesimo al running back Rotnei Anderson. Camilla Cataldo

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