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Giovedì 22 Giugno 15:15

Brugnaro rilancia: 'Sponsor e palazzo: faremo una Reyer ancora più grande'

 
Tutti a Rialto. Poi gondolata scudetto fino a piazza San Marco, nelle viscere della Serenissima. Traghetto fino a San Giuliano e corteo pedestre verso piazza Ferretto, nel cuore di Mestre. Domani una processione festante legherà passato e futuro, Laguna e terraferma. Perché Reyer vuol dire unione. Ovvero l'idea vincente di Luigi Brugnaro (nella foto con il Presidente Federico Casarin), il sindaco campione d'Italia, scatenato cerimoniere già nella tenera notte del tricolore quando gli eroi di Walter De Raffaele hanno raggiunto il Taliercio (alle 3.30), attesi da un popolo impazzito di gioia. «Un trionfo  dice il sindaco-patron  che serve a rilanciare la città in tutti i settori, che trasmette fiducia nel futuro. Lo sport non è fine a se stesso e non è solo una questione d'immagine: aiuta, stimola, insegna a costruire un mondo migliore».
Dottor Brugnaro, partiamo dalle dediche.
«Questo scudetto è per Stefania, l'amore della mia vita. Poi lo dedico alla società, alla città, a tutti quelli che si sono impegnati per vincerlo. Alle migliaia di ragazzi del nostro vivaio, ai loro genitori che credono nel nostro progetto. Probabilmente siamo il più grande settore giovanile d'Italia. Un modello. Se qualcuno intende copiarci noi non ci offendiamo».
Chissà quanti sms sul suo cellulare. Quali i più graditi?
«Livio Proli, presidente di Milano, Gianandrea De Cesare di Avellino con cui abbiamo giocato una semifinale durissima. Ma tanti presidenti di A mi hanno scritto. Poi il ministro Lotti, il presidente del Coni Malagò. Anche il sindaco di Firenze Nardella mi ha chiamato. Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Palermo, Milano, Torino: grandi brand, città guida. Se ripartono queste, riparte anche l'Italia».
Quando ha pensato che lo scudetto potesse diventare realtà?
«Quando Sutton ha sbagliato l'ultimo tiro... Io lotto sempre fino alla fine, poi ripeto: la cosa dìù difficile non è vincere, ma rialzarsi quando si perde. Vale anche nella vita. Per questo dico che i valori dello sport fanno cultura. Dietro c'è lavoro, fatica, impegno».
Qual è il ricordo più bello dei suoi 11 anni di reggenza?
«La visita del cardinal Scola al settore giovanile al Taliercio. C'erano 2-3 mila ragazzi. Indimenticabile. I ragazzi del vivaio sono il pilastro del nostro progetto. Faccio tutto questo per loro. Ora che si è vinto sono tutti eroi, ma la bellezza è il percorso che comporta fatica. A chi non lo capisce consiglio di avvicinarsi allo sport».
Qual è il giocatore che ha incarnato lo spirito di questa stagione vincente?
«Non c'è un giocatore in particolare. La forza di questa annata è stata l'alchimia che si è creata. Qualcosa di speciale. Ho visto gente che credeva in quello che stava facendo, che è andata oltre i propri limiti, che ci ha messo il cuore. Poi, per onestà, dico anche che la fortuna ci ha dato una mano. Nelle imprese serve anche quella».
Disse pensando alla Reyer: «Tutti guardano al passato, io al futuro». Parliamone: la squadra campione d'Italia non può giocare in quel palasport.
«Per la verità non ci poteva giocare neanche prima. Le precedenti amministrazioni hanno sempre osteggiato la costruzione di una nuova struttura sostenendo che gli investimenti andavano fatti per lo sport di base, non capendo invece che è il vertice che trascina la base. Peraltro ritengo che un club professionistico debba camminare sulle proprie gambe senza finanziamenti pubblici. La Reyer costruirà una struttura con soldi privati, ma di interesse collettivo. Mi accusano di conflitto di interessi, ma ho già detto che affiderò le mie aziende a un blind trust, primo caso in Italia, anche se non le gestisco di fatto da un paio d'anni tant'è che vanno anche meglio. Morale: il palasport si farà, non c'è dubbio, anche perché "la politica del no" non la sopporto, è quella che sta ingessando questo Paese. Non mi arrendo e rilancio: costruiremo un complesso che prevede anche un palasport».
Nel frattempo, con il tricolore sulle maglie, andrete a caccia del bis? «Intanto andremo subito a battere cassa con gli sponsor che sono fondamentali. Certo, il nostro obiettivo è vincere, siamo la squadra da battere, quella che ha il tricolore sul petto, ma noi saremo ancora più forti. Spero che questo successo porti nuovi ragazzi nei 25 club affiliati alla Reyer, vogliamo un settore giovanile ancora più vasto. Penso pure alla Reyer School Cup, già un grande successo, ma che può crescere ancora».
Ultima domanda al sindaco: darà a De Raffaele il permesso di tuffarsi in Canal Grande? «No, è vietato. Colgo l'occasione per ribadirlo. E poi, vista la qualità dell'acqua, non vorrei perdere l'allenatore che ha appena vinto lo scudetto».

Vincenzo Di Schiavi

La Gazzetta dello Sport