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Giovedì 05 Ottobre 17:19

Devecchi l'ultimo dei romantici: 'Io, Sassari e una terra che mi ha stregato'

 
Domenica scorsa, prima della sfida con Cantù, Giacomo Devecchi si è seduto alla scrivania sistemata proprio al centro del parquet del PalaSerradimigni e davanti a cinquemila tifosi ("non me lo aspettavo, è stata una bella sorpresa'') ha firmato il rinnovo con Sassari. Non un contratto qualsiasi perché Devecchi, in Sardegna ormai da 12 stagioni, si è legato alla Dinamo per altri sei anni, fino al 2023. La carta di identità dice 32 anni. Ha intenzione di giocare fino a 40? "Se il fisico regge perché no. Il contratto prevede la possibilità di passare dietro la scrivania quando il corpo lancerà i primi segnali di cedimento. Una cosa posso assicurarla, non farò la fine di quelli che si trascinano in campo. Quando capirò di non averne più appenderò le scarpe al chiodo e inizierò una nuova vita". La sua storia con Sassari inizia nel 2006.
"Arrivai in prestito biennale da Montegranaro, la squadra allora era in A2, ambizioni non tantissime, un po' di problemi. Poi in quattro anni la svolta, l'arrivo di Sacchetti in panchina, la promozione in A, i playoff e la stagione magica del triplete".
Sembra la scenografia di un film.
"Ormai considero Sassari casa mia, specialmente dopo questo prolungamento di contratto. Non avrei mai pensato di fermarmi così a lungo, diciamo che ho avuto la fortuna di trovarmi al posto giusto nel momento giusto. Siamo cresciuti insieme, io come giocatore, il club diventando un passo alla volta sempre più organizzato e competitivo".
Si sente un po' l'ultimo dei romantici?
"Ho ricevuto tanto da questa terra. La Sardegna mi ha stregato, non avrei mai pensato di restare così a lungo. Legarsi alla stessa maglia per tanti anni è sempre più raro, io sono stato fortunato e spero di dare ancora tanto a questa gente". Lo scudetto vinto due anni fa è l'emozione più grande vissuta su un parquet? "Senza alcun dubbio. Da bambino vedevo le finali in tv e pensavo a quanto sarebbe stato bello vincerlo. Esserci riuscito è stato il coronamento di un sogno, non c'è paragone con altre vittorie".
Ha avuto tanti compagni. Quale il più forte?
"Per professionalità e modo di giocare senza dubbio Bootsy Thornton. Un campione assoluto, è arrivato a Sassari verso fine carriera ma almeno a me ha insegnato tantissimo. Un grande professionista, un esempio''.
E in panchina?
"Sacchetti. Con Meo ho un rapporto speciale, è un secondo padre. A lui devo tanto se non tutto".
Può far bene da ct della Nazionale? "E' una bella sfida ma dico che la vincerà. Il suo modo di vedere la pallacanestro è diverso, a qualcuno può non piacere ma ha dimostrato di poter essere vincente. Io in azzurro? Non ho più l'età... scherzi a parte, c'è bisogno di energie fresche, di storie nuove e belle".
Cosa serve per il rilancio del movimento?
"Bisogna lavorare meglio alla base, tornare a fare dei settori giovanili un punto di forza. A livello europeo facciamo sempre più fatica e abbiamo sempre meno giocatori in grado di fare la differenza. Serve una scossa per far crescere il maggior numero possibile di giocatori. Con la quantità alla fine si riesce sicuramente a tirare fuori qualche campione in più".
Ha un cugino sicuramente più famoso di lei, Danilo Gallinari.
"Io sono il cugino scarso. Con Danilo c'è un bellissimo rapporto, siamo cresciuti assieme, a Sant'Angelo Lodigiano abitiamo a pochi metri di distanza. Dispiace per quanto successo in estate, quel cazzotto è stato una piccola macchia nella sua carriera. Sa di aver sbagliato ma è il primo ad avere voglia di riscatto. Ai Clippers farà bene, può puntare ai play off".
Che stagione sarà per Sassari?
"Una stagione dura. C'è più qualità rispetto alle ultime due stagioni, il segreto è riuscire a trovare continuità in modo da lavorare anche meglio. Il livello in Italia si è leggermente alzato ma possiamo dire la nostra".

Nicola Apicella

Sito Uff. Dinamo Sassari