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Sabato 04 Novembre 14:23

La Virtus di Zanetti: 'La pressione è tutta su Milano. E non vedo Bologna senza Ale Gentile'

 
Automobilismo, ciclismo, calcio e pallacanestro. Da più di 30 anni Massimo Zanetti, magnate del caffè con la Segafredo (nella foto con il suo braccio destro Luca Baraldi e il presidente Alberto Bucci) è uomo di sport e non solo a parole. Dopo averla rilanciata, la sua Virtus Bologna è attesa domani sera al Forum per la sfida con Milano. Torna la classicissima dunque, nobilitata dal nuovo corso, e anticipata dal patron bianconero con una visita in Gazzetta in cui ci racconta il nuovo corso della V Nera.
Dottor Zanetti, come nasce la sua avventura nella pallacanestro?
«Premessa: sono un uomo di sport da sempre. Bici e calcio soprattutto, ma anche la Formula 1 con la grande epopea di Ayrton Senna. Il mio basket comincia a Gorizia dove ho degli stabilimenti industriali. Il club non se la stava passando bene ed entrai in società come sponsor. Un atto di sostegno nei confronti della città, un progetto che guardava al sociale attraverso lo sport perché è così che concepisco il mio impegno. Furono anni belli e divertenti».
E la Virtus?
«La nostra azienda ha sede nel bolognese e quindi ho sempre detto che sarei tornato nel basket solo per la Virtus. Mia figlia ha fatto l'università a Bologna, sciarpe e cappellini bianconeri giravano già allora per casa. Insomma, la Virtus è una questione di famiglia, oltre che un club titolato, di grande prestigio e dal fascino irresistibile. Inoltre il progetto è condiviso con le Coop, un nostro cliente molto importante».
Si aspettava un avvio così promettente? «Sinceramente no, siamo al di sopra delle aspettative. Sapevamo di aver costruito una squadra competitiva, ma con molte novità. In genere serve tempo per diventare performanti e invece abbiamo dimostrato di poter competere con tutti. La nostra aspirazione è quella di entrate nelle Final Eight di Coppa Italia, centrare i playoff e viverli da protagonisti. I tifosi già sognano, ma il nostro piano è quello di costruire nel tempo una Virtus sempre più forte con inserimenti mirati e riportarla, nell'arco di un triennio, dove è sempre stata. Ad Alberto Bucci, persona squisita a cui sono affezionato e pilastro di questo nuovo corso, ho anche promesso di riportare il club in Europa».
Esiste una doppia Europa: quella Fiba e quella di Euroleague. Quale delle due?
«La nostra è un'azienda su scala mondiale e quindi siamo interessati ad avere uno spessore internazionale. È un passaggio ineludibile. Al contempo ribadisco che intendiamo seguire i dettami della Federazione e siamo allineati al presidente Petrucci. Il primo step quindi è la Champions League, poi l'obiettivo successivo dovrebbe essere l'Eurolega, sperando che la diatriba in atto trovi soluzione».
Lei possiede il 40% della Virtus. Prevede un impegno ulteriore?
«Direi di no. Sono per un azionariato che coinvolga anche esponenti bolognesi. Serve gente del posto, ho l'incrollabile convinzione che il club debba essere prima di tutto della città, non come succede nel calcio. Sono stato presidente del Treviso a più riprese e del Bologna e tifo Milan da sempre. Nel calcio girano cifre esorbitanti, a Milano sono arrivati a contestare Moratti e Berlusconi e ora si ritrovano i cinesi. Siamo fuori dalla grazia di Dio».
Tornando alla pallacanestro. La Virtus è anche un affare di immagine?
«Lo è. Ci sta dando grandi soddisfazioni a livello di sponsorizzazione, merchandising e immagine. Sul piano pubblicitario la pallacanestro, al pari del ciclismo, rende più del calcio dove peraltro siamo presenti in diverse realtà a cominciare dalla Juventus. Tra gli appassionati, il nostro club ha lo stesso impatto di popolarità della Juve. Il trittico Segafredo, Bologna, Basketcity si sta rivelando vincente. Tra l'altro la pallacanestro è ancora un ambiente sano, passionale e offre un prodotto altamente spettacolare».
Arrivate alla sfida con Milano dopo aver perso di un punto con i campioni d'Italia.
«Peccato. Questione di dettagli. Se i tiri liberi di Alessandro Gentile fossero entrati staremmo a raccontarci un'altra storia, ma siamo comunque convinti di essere sulla strada giusta».
A proposito di Alessandro. A fine stagione il suo contratto scade. Lo vede ancora nella Virtus?
«Bologna, il nostro ambiente, la vicinanza della sua famiglia e la presenza del fratello Stefano lo stanno aiutando a ritrovarsi. Può diventare il nostro valore aggiunto ed è chiaro che faremo di tutto e di più per tenere lui e suo fratello a Bologna. Se non dovesse arrivare l'Nba, in Europa non vedo Alessandro in nessun altro club se non nel nostro». "
Domani la classicissima: come giudica il lavoro di coach Ramagli?
«Sta lavorando molto bene. Abbiamo allestito una campagna acquisti importante, ma tanti sono anche quelli saliti dalla Serie A-2. Mi pare si stiano gettando le basi del percorso che abbiamo in testa».
Si parla di un innesto nel settore lunghi.
«Dopo le sfide con Milano e Brescia valuteremo. Dico sì a un top player, altrimenti meglio far crescere un giovane».
Domani a Milano cosa si aspetta?
«Noi non abbiamo nulla da perdere, loro invece sono obbligati a vincere. Certo, battere Milano farebbe impazzire i nostri tifosi».
Le manca il derby con la Fortitudo?
«Sì. Speriamo venga promossa, noi vogliamo il derby in A».
La Virtus è uno dei club che ha deciso di puntare sugli italiani. «Fa parte della nostra filosofia. Abbiamo investito 4 milioni di euro su settore giovanile, foresteria e strutture».
Infine: meglio vincere il Giro d'Italia o lo scudetto?
«Il Giro. Perché è un'impresa unica nella vita. La Virtus ha vinto 15 scudetti, nessun ciclista ha vinto 15 Giri. Mettiamola così: un anno il Giro e quello dopo lo scudetto sarebbe l'ideale...».

Vincenzo Di Schiavi

 

Sito Uff. Virtus Bologna