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Giovedì 30 Novembre 09:51

Feira: 'Ora la Torino del basket deve puntare alla Eurolega'

 
Massimo Feira, amministratore delegato della Fiat Auxilium Torino, ha rilasciato una intervista alla nuova edizione torinese dal Corriere della Sera che pubblichiamo di seguito. Nella foto Feira è con il Presidente Antonio Forni (al centro) e con l'allenatore del Torino Sinisa Mihajlovic. Massimo Feira, 48 anni, nato a Rivarolo Canavese, ricopre il ruolo di amministratore delegato dell'Auxilium Fiat Torino dal 2014. Vive e lavora a Torino. Di professione dottore commercialista ha già ricoperto importanti esperienze manageriali in aziende italiane ed estere.
"Torino è una città da Eurolega». Massimo Feira, ad dell'Auxilium, accarezza il sogno, pur con tutto il realismo che il ruolo gli impone. «Non subito. Al momento c'è un abisso in termini di organizzazione e budget. Ma per tanti motivi dobbiamo considerare seriamente questa prospettiva. Anche per il dna della città stessa, il tifoso di basket che viaggia in Europa, a Torino trova un approdo ideale per turismo, arte, cultura. Per visitare musei e mangiare bene. Il tessuto economico potrebbe consentircelo: il nostro sponsor Fiat sta coinvolgendo suoi partner industriali. E poi sappiamo che Eurolega gradirebbe un'altra squadra italiana nel suo panel, oltre Milano. C'era stata una proposta per Roma, caduta nel vuoto. Perché non Torino, allora? Ma c'è ancora da lavorare: rispetto a molte altre realtà italiane siamo competitivi, in Europa siamo molto indietro».
A proposito, quanto ha inciso l'ingresso di Fiat sulla vostra gestione?
«Moltissimo, soprattutto per come è stato impostato il rapporto. A loro è piaciuto il nostro stile, anche nella comunicazione, e da qui possiamo crescere. Budget? Siamo già nella top 5 o 6 in Italia. Ma come ho detto, non basta ancora. Anche se dal mercato la scorsa estate sono arrivati professionisti davvero super, a cominciare da coach Banchi».
L'avventura europea della Fiat Torino intanto ha subito una brusca battuta d'arresto in EuroCup nell'ultimo match in casa con Zagabria.
«E ora dovremo eventualmente vincere contro Parigi per mettere al sicuro la qualificazione. Prima però ci giocheremo le nostre carte su un campo non facile come quello di Andorra. Secondo me si può fare. E poi? Sappiamo di dover crescere sotto molti aspetti, anche quelli in apparenza banali. Esempio: le lunghe trasferte. Per affrontarle al meglio devi allenarti tanto, alzando il livello generale. Sono dettagli. L'EuroCup rappresenta il miglior banco di prova. L'Eurolega è una prospettiva che vorremmo percorrere».
Le diatribe Fiba-EuroLeague suggeriscono che anche nel basket c'è molto da fare a livello manageriale.
«Vero, ma dobbiamo cominciare a cambiare le cose qui. Prendiamo la gestione dei giocatori. In Italia siamo fermi alla legge '91 del 1981 in materia di professionismo sportivo. Parole come Bosman 0 Shengen erano ignote e questo rende l'idea dell'anacronismo. Sarebbe il momento di lavorare su un nuovo status delle società sportive per ragionare su nuove forme di ricavo. All'estero, dove il quadro fiscale è vantaggioso, ci sono più chance».
Gli azzurri del calcio hanno perso il Mondiale. Pessima notizia per tutto lo sport italiano o si creano presupposti interessanti per discipline alternative come il basket?
«Non lo escludo. Ma non sento mai parlare di una cosa fondamentale: il rapporto tra sport e scuola. Perché si fa attività in palestre inadeguate e in orari marginali? Si deve partire da qui per ripensare lo sport in Italia, è l'occasione da sfruttare nella delusione del flop calcistico. Per il basket, poi, diciamo che una migliore sistemazione nei palinsesti tv sarebbe già fondamentale. Intanto con Eurosport le cose vanno meglio rispetto a un anno fa».
Il riferimento al calcio non è casuale: a livello locale si potrebbero per unire le forze?
«I grandi club internazionali sono spesso espressione di grandi polisportive: Fener-bahce, Bayern, Barcellona, Real... Da noi è un discorso che si può sviluppare. Ne vorremmo parlare prima o poi con Juventus e Torino».
Sempre il calcio insegna l'importanza di avere uno stadio di proprietà. Come la mettiamo con i palazzetti?
«Gestire il PalaRuffini in condivisione con realtà extrasportive non è semplice. E costa. Sarebbe utile avere a disposizione un asset del genere, in prospettiva, pur con i limiti dell'impianto attuale. Intanto in caso di playoff valuteremo l'utilizzo del PalaVela».
Torniamo all'attualità del campionato, dopo la nazionale proprio al PalaRuffini (dove forse gli azzurri torneranno anche a febbraio)...
«Dobbiamo riprendere il cammino a Pistoia. Certe difficoltà erano previste, un exploit come quello di Venezia ha dimostrato che comunque ci sono valori importanti. Certo, ci è mancata un po' di fisicità, a volte gli occhi di tigre. Ma siamo fiduciosi».

Luca Borioni