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Venerdì 19 Gennaio 21:23

Filloy e l'ambizione di Avellino: 'Lo scudetto? Si vince restando uniti'

 
Il ciuffone lungo non c'è più, lo ha tagliato da un giorno all'altro senza un motivo particolare. "Mi andava e l'ho fatto". Per il resto Ariel Filloy, play della Sidigas Avellino prima in classifica a metà campionato, è lo stesso di sempre, uno capace di inventarsi canestri clamorosi (ad esempio quello sulla sirena da un angolo quasi impossibile che ha mandato all'overtime la sfida poi vinta a Milano, giocata applaudita da mezzo mondo sui social) e di esaltare il pubblico con la garra tipica degli argentini. Quarto di quattro fratelli tutti cestisti come il papà, nato a Cordoba, diventato italiano grazie ai nonni, nel nostro paese è arrivato che aveva 15 anni e non se ne è più andato. Anzi, a modo suo si è messo a girare lo stivale in lungo e in largo. Sassari all'inizio, poi Rimini, Milano, Scafati, Pistoia, Trieste, Reggio Emilia, 13 maglie diverse in quindici anni. Se non un record, quasi. ''Non mi sono mai voluto fermare a lungo in un posto, ho lasciato casa molto piccolo con la voglia di cercare sempre un'altra sfida. A fine carriera non so se tornerò in Argentina, ormai sono in Italia da tanti anni''.
La carriera (''oggi rispetto al passato penso di essere un giocatore migliore, sono cresciuto ed è cresciuta la fiducia in me stesso'') è girata lo scorso anno in pochi mesi: scudetto a Venezia, la fiducia di Ettore Messina che lo ha voluto all'Europeo (''esperienza bellissima, mai mi sarei aspettato di giocare un Europeo a 30 anni'') e adesso Avellino dove va a caccia di un'impresa storica, riportare il tricolore del basket al sud 27 anni dopo quello conquistato da Caserta. Gli ingredienti ci sono tutti.
"La squadra c'è, è buona, siamo giocatori più o meno coetanei che stanno vivendo un buon momento della loro carriera. Il segreto? Un gruppo coeso, riusciamo ad affrontare i problemi senza andare in ansia e senza affrettare le cose". La Sidigas - arrampicatasi fino alle semifinali nelle ultime due stagioni - ha chiuso il girone di andata al comando, mai nella sua storia (è in serie A dal 2000) aveva fatto così bene "Ma è presto per parlare di scudetto. Dobbiamo continuare a lavorare come stiamo facendo senza pensare troppo al futuro e stare concentrati sulla prossima partita. L'errore più grande sarebbe quello di mettersi pressione da soli".
Il banco Filloy ha contribuito a farlo saltare già lo scorso anno, a Venezia: ''La stagione è lunga e arrivare in fondo non è facile. La cosa fondamentale è la coesione del gruppo. Bisogna che tutti i giocatori mettano da parte le aspirazioni personali per il bene del gruppo e arrivare in forma nei momenti decisivi. Ci sono tanti fattori che entrano in gioco in queste situazioni". La concorrenza è forte: ''Non mi piace parlare molto delle altre squadre. Di sicuro Milano è la favorita, ha tanti giocatori importanti. E poi c'è Venezia che vorrà difendere fino alla fine il titolo vinto lo scorso anno, Brescia che finora ha stupito tutti oppure Torino che forse è un po' discontinua ma a livello di talento non è seconda a nessuno''.
L'Avellino di Pino Sacripanti ha le sembianze del lupo, il suo simbolo. ''Non c'è un solo leader in questa squadra. Siamo tutti pronti a capire chi può essere più in forma e cerchiamo di giocare un po' più per lui. In questo momento è Rich quello che ci sta dando maggiore sicurezza. A proposito di Jason, sapevo che era un buon giocatore ma non così forte".

Nicola Apicella

Repubblica.it