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Mercoledì 28 Febbraio 20:13

Fiat, Vujacic convoca Del Piero ai playoff e cancella le polemiche del passato: 'Sono bastati cinque minuti e un canestro per cancellare tutte le invidie'

 
Sasha Vujacic entra al PalaRuffini infreddolito e spiega che pochi giorni fa, a Los Angeles, c'era tutta un'altra temperatura. «Non troppo caldo neanche lì rispetto alla media, ma comunque erano pur sempre 20 gradi». L'America è diventata la sua casa. La California il luogo dove si sono trasferiti i suoi genitori e dove cresce l'azienda di famiglia, il suo vino bordeaux, Aleksander Wine. Vujacic, come è nata la grande passione per gli Usa? «Perché non avevo ancora compiuto vent'anni quando mi scelsero con un draft Nba. Sono state 5 stagioni fondamentali: ho realizzato un sogno, ho imparato a vincere. Adoro anche New York, nei prossimi venti anni ci tornerò spesso anche perché ho intenzione di sviluppare lì il mio business».
Come si trovano nuove motivazioni decidendo di ricominciare a Torino?
«Avevo 14 anni quando ho lasciato la Slovenia per trasferirmi a Udine. Mi viene in mente la canzone di Alex Britti: Eccoci qua. L'Italia mi ha subito adottato e arrivando a Torino ho ritrovato, oltre a ima lingua che conoscevo bene, anche una mentalità che apprezzavo e gente da amare. Aveva ragione Del Piero: è una città pulita, piena di storia, in cui si vive molto bene. Mia mamma è pazza di Torino».
Del Piero è stato il primo a complimentarsi con lei dopo la vittoria in Coppa Italia.
«In estate mi aveva suggerito di accettare questa sfida e io gli avevo promesso che avrei vinto a Torino. Ora è impegnato con Sky, ma se andremo nei playoff verrà a farmi visita. L'unica volta che è venuto l'Auxilium ha perso? Ma non c'ero io...». 
Oltre al basket lei è anche appassionato di calcio.
«Da piccolo in Slovenia seguivo molto il calcio. Quando ho conosciuto Alex la passio ne è tornata, non ho potuto far altro che diventare tifoso della Juve quando mi ha donato la maglia azzurra del Mondiale 2006».
A proposito di amici speciali, quei video dove scambia battute in italiano con Kobe Bryant sono irresistibili.
«Fin dal primo giorno si è creato un legame speciale favorito dalla lingua, che era un nostro piccolo segreto».
Che cosa rimane delle polemiche e dei momenti difficili vissuti nella prima parte della stagione con l'Auxilium?
«I campioni mi hanno insegnato ad aspettare il momento giusto. Nello sport è così. Qui a un certo punto si dicevano e si scrivevano cose inventate, anche sul mio conto. Non capivo perché».
È rimasto ferito?
«Dispiaciuto. E non solo io, » 
Ha risposto sul campo con il canestro decisivo la vittoria di Firenze contro Brescia.
Sono bastati 5 minuti per cancellare parole e invidie. La città ha fame di basket, è un peccato non andare tutti nella stessa direzione». Vujacic, sdrammatizziamo: il materasso era un problema o no?
«Ho sempre preferito dormire sul duro. Credo che ogni giocatore abbia esigenze diverse. Tutto qui. A me interessa il bene del club e dei tifosi. Vede quel ragazzo? Quelli come lui amano il basket, ma se poi leggono sul giornale cose sbagliate, a chi giova?».
Canestro decisivo contro Brescia: significa che lei è un predestinato?
«Phii Jackson mi ha insegnato che i giocatori sanno osservare. E poi non sbagliano. Quel canestro si spiega così. Mi arrabbio quando il gioco non è quello giusto. Io non sono per le statistiche, gioco per la squadra, così posso segnare l'ultimo canestro. Deron ha fatto la scelta giusta passandomi il pallone. Questo è basket. Ho preso la retina e l'ho tagliata in pezzi che ho dato agli amici».
Dia un giudizio degli allenatori che ha conosciuto all'Auxilium.
«Banchi? Interessante il modo in cui ci ha lasciati... Recalcati è arrivato nel momento più difficile e ancora mi dispiace per lui. Galbiati e Comazzi hanno passione, sono bravi e hanno una bella strada davanti».
Dopo la Coppa cambia tutto: si può pensare al titolo?
«Un passo alla volta. Con l'aiuto del pubblico andremo molto avanti. Abbiamo già superato un muro, se i tifosi ci aiutano...».

Luca Borioni

Il Corriere di Torino

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