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Martedì 12 Novembre 13:12

Alessandro Toti: 'La mia Virtus Roma patrimonio cittadino'

 
Anche nel basket esistono dei misteri gloriosi. Uno di questo è il clamoroso campionato che sta disputando Roma: una squadra non eccezionale; due americani dal carattere particolare, Dyson e Jefferson, che rappresentavano una scommessa a dir poco rischiosa; altri due (Farley e Moore) che praticamente non mettono piede in campo. Dopo quattro anni di purgatorio in A2, non proprio la situazione ideale per cogliere la salvezza, per di più senza sponsor. Invece la Virtus romana, a dispetto di tutto e tutti, oggi è ottava, in zona play off, con gli stessi punti della Reyer tricolore e già ad un passo dalla permanenza in A con un presidente da record. Alessandro Toti, succeduto a suo padre Claudio, con i suoi 25 anni è il più giovane presidente del basket italiano (nella foto Toti è secondo da sinistra insieme con il direttore operativo Carotti, il coach Bucchi e il ditettore sportivo Spinelli). Laureato alla Luiss in "Economics and business", è anche co-fondatore della "the basket sri", società che si occupa di fornire gratuitamente alle catene di supermercati cestini di plastica, ricevendo in cambio la possibilità di apporvi della pubblicità.
Toti, con 4 vittorie in 8 gare siete in zona playoff : cos'è, un miracolo?
«E' un premio per tutto il club, alla base c'è un grande lavoro da parte di tutti: dei giocatori ma anche della "squadra" che lavora dietro, a partire dal direttore operativo Francesco Carotti. Qualcuno magari non si aspettava questi risultati, che per noi che quotidianamente vediamo l'impegno di coach Bucchi e degli atleti è motivo di grande soddisfazione».
Ben sapendo che sarebbe stata durissima, e lo è tutt'ora, lei ci credeva a questo percorso positivo della Virtus?
«Certo. Il nostro primo obiettivo era e rimane la salvezza. Ma se uno fa delle scelte, come quelle operate in estate da Bucchi e dal d.s. Spinelli, è convinto di ciò che fa, di ciò che sta costruendo: ossia un mix interessante di giovani che vogliono emergere (Baldasso e Alibegovic, ndr) e giocatori esperti come Dyson e Jefferson. Ancora non abbiamo ottenuto nulla, però ci stiamo allontanando dalla zona bassa della classifica. Magari questo ci darà un po' di consapevolezza e fiducia nei nostri mezzi per potere, chissà, guardare più in alto, senza dimenticare il nostro primo traguardo».
Lei è il più giovane presidente della serie A, un impegno non certo semplice. Perché ha accettato di prendere il posto di suo padre?
«Per un senso di responsabilità: sono sempre stato il primo tifoso della Virtus, che per me è un amore immenso. Per questo, quando mi è stato chiesto di essere ancora più vicino alla società, ho detto sì. Con il nostro slogan, "amo-roma", speriamo di risvegliare la passione per la Virtus, che era ed è patrimonio della città».
La scelta di Dyson e Jefferson era una scommessa rischiosa che non avete avuto timore di fare: perché?
«Abbiamo pensato che, al di là delle voci che circolavano su di loro, a noi servivano uomini con il loro profilo: sono forti, e sanno prendere per mano la squadra nei momenti caldi. Dyson è un play che ha vinto tutto con Sassari e aveva voglia di rilanciarsi dopo una stagione non brillante, Jefferson è stato l'anno passato il miglior centro del campionato. Avendo una base di giocatori giovani, serviva una coppia che potesse guidarli e al tempo stesso farli crescere».
La nota dolente è il rendimento di Moore: siete sul mercato per cercare un sostituto?
«Lui ora è in difficoltà. Non nego che abbia dei margini di crescita, però non rende come dovrebbe. Il mercato lo abbiamo sondato, però per ora abbiamo deciso di aspettare»
Questo perché, dopo 20 anni di basket, la famiglia Toti è costretta ancora a sostenere tutto il peso economico della Virtus? Ci spiega la situazione oggettiva?
«Da tanto tempo la famiglia Toti, da sola, si fa carico delle grandi spese della pallacanestro romana. Lo sta facendo anche quest'anno. Per questo non riteniamo corretto fare un ulteriore investimento. Il problema è die ancora una volta, a fronte di costi importanti, abbiamo ricavi inadeguati. Ringrazio tutte le aziende che oggi ci stanno sostenendo e che stiamo ripagando con i nostri risultati. Ma purtroppo la Virtus con Trieste è l'unico club di A senza un tit-le sponsor. E questo ci penalizza. Così come siamo tra le ultime società per abbonamenti sottoscritti e presenze spettatori. E' il motivo per cui abbiamo fatto un investimento importante nel settore del nostro marketing ingaggiando una persona esperta come Tolomei. Ma la città non risponde in tal senso».
La Virtus ha un potenziale enorme: gioca in un impianto da 10.000 posti, in una città che contro Milano ha dimostrato di essere ancora innamorata del basket. Perché allora è così difficile fare basket nella Capitale?
«Inutile negare che a Roma il calcio domina. Nelle città più piccole, il pubblico e le imprenditorie locali hanno un senso di appartenenza diverso; ciò che qui manca».
A Roma sarebbe possibile far nascere un impianto come quello nella Fiera di Bologna?
«Sì. Ma noi stiamo pensando a un altro tipo di iniziative per rilanciare il club...»
Qual è secondo lei il problema più urgente che la Lega dovrebbe risolvere?
«Cercare di valorizzare meglio questo sport. Siamo quasi scomparsi dalle Tv? Appunto».
Voi avete creduto al talento di Baldasso sostenendolo in passato in momenti difficili. Oggi Tommaso è uno dei migliori rookie della A con un grande futuro. Una soddisfazione non da poco, vero?
«Immensa, davvero. E' stato criticato molto, spesso ingiustamente, ma lavora come un matto ed è giusto che ora si prenda le proprie gratificazioni».

Andrea Barocci

 

Corriere dello Sport-Stadio

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