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Martedì 19 Novembre 12:59

'No dai, questo è impossibile!': il profilo di Overtime su Gianmarco Pozzecco

 
Impossibile.
Ci sono così tanti momenti highlight nella carriera di Gianmarco Pozzecco da Gorizia che è impossibile sceglierne uno solo: la festa per lo scudetto della stella di Varese, insieme a coach Recalcati, Andrea Meneghin, Jack Galanda e una città intera? O la gioia incontenibile per la vittoria nel derby contro Cantù, fresco di nomina a capo allenatore di Varese, quando per la prima volta si strappò la camicia a fine partita per esultare? Già, impossibile scegliere.

Ci sono così tante cifre eclatanti nella carriera del Poz che è impossibile isolarne una: il titolo di miglior realizzatore del campionato, stagione 2000-2001, in maglia Varese, quando realizzò anche il suo career-high a quota 42 punti segnati, in una gara contro Avellino. Le partite da 14 assist. Lo scudetto a Varese, poi la supercoppa sempre con la maglia di quella squadra che al tempo si chiamava Roosters, l’argento olimpico ad Atene, l’Oscar GIBA 2001 come miglior giocatore del campionato italiano. E poi la Fortitudo, Saragozza, i due anni in Russia al Khimki, l’epilogo della carriera a Capo d’Orlando. Fino a quel 15 maggio 2008, al Palasport Giacomo Del Mauro. Avellino passa il turno, Capo d’Orlando è eliminata. A tre minuti dalla sirena finale della partita, esce lui, e la partita viene interrotta per tributargli un lungo applauso del pubblico e dei giocatori.

Eppure niente di tutto ciò ci dice niente su Pozzecco, il giocatore per certi versi più emozionante che sia mai passato dal campionato italiano.  Uno che quando lo vedevi giocare, con quel fisico tutto sommato normale (1.81 per 74 kg il dato “ufficiale”), in mezzo ai giganti, ti sembrava impossibile che potesse essere lì, competere a quei livelli.  Glielo hanno detto in tanti, nei primi anni della sua carriera, li ha smentiti tutti, uno per uno. Raccontare Pozzecco con le cifre sarebbe inutile, fuorviante, ingiusto. Così proviamo un approccio diverso: lasciamo da parte i freddi numeri per dare spazio alle sensazioni, a quello che per noi ha rappresentato Pozzecco, per ringraziarlo di tutte le volte che ci ha fatti balzare in piedi e gridare “no dai, questo è impossibile!”

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