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Martedì 05 Agosto 08:35

Era appena finita la guerra, il basket.....

La storia della Virtus

Era appena finita la guerra, il basket lo si giocava solo l dove c'era un pavimento con due canestri montati alla 'brava' e alla sezione (del Psu, partito socialista unitario) Matteotti di Porta d'Azeglio c'era la squadra (appunto la Matteotti con i fratelli Bertelli e i Sangirardi) e i cosiddetti sfidanti. La Matteotti basket vinceva spesso, ma una sera topp di brutto, solo 13 punti contro 45.
Mio padre iscritto a quella sezione il giorno dopo mi disse: Non vale, avevano di fronte la grande Virtus. E fu cos che mi innamorai perdutamente per la seconda volta (l'anno prima mi ero invaghito del Bologna calcio) di una squadra che non avevo ancora visto giocare. Ma rimediai subito e purtroppo toccai con mano il fascino delle vu nere quando appena quelle vu nere avevano conquistato il quarto scudetto consecutivo. S, perch di pallacanestro a Bologna se ne era parlato per la prima volta alla fine degli anni '20 quando si cominci a sforacchiare il canestro sotto le volte pi o meno celesti della chiesa di Santa Lucia. E nel '35 la Virtus era approdata alla prima divisione (oggi A-1) e c'era gi stato un derby con la Fortitudo 18-5 per la Virtus.
Ecco, dal '35 fino al rombo dei cannoni, la Virtus non aveva primeggiato perch comandavano la Reyer (Venezia) e l'Olimpia (Milano) e per si trattava solo di aspettare e subito nel '45 i nostri eroi che pestavano i campi in terra rossa della Sef Virtus in via Valeriani vinsero il primo titolo a Viareggio. E il viaggio di ritorno fu tutto un programma. Un pullmino che attraverso il passo della Collina sbuffava e rantolava e tutti a far baldoria mostrando anche il sedere nudo (e qui Gelsomino Girotti era il pi scatenato) o gridando frasi oscene ai viandanti di Ponte della Venturina o ai cittadini di Porretta e di Vergato. Il primo quintetto: Dondi, Vannini, Bersani, Marinelli e Rapini. E gli altri: Girotti, Calza, Cherubini. E il coach? Ma quale coach, c'era il cambista (si chiamava Foschi) che faceva da accompagnatore e che appunto faceva i cambi suggeriti poi da Dondi e da Vannini perch se i cambi non erano per la quale, partiva il solito te ti 'vut sampar fer l'esen e insomma Foschi obbediva e schivava le orecchie del somaro.
Per qualche anno di seguito dicevo furono successi a catena, ma poi campioni come Dondi, Marinelli e Vannini si ritirarono e c'era sempre l'Olimpia Milano fra i piedi cos io mi ritrovai in sala Borsa a soffrire perch non solo la Virtus non vinceva pi, ma nel frattempo a Bologna era stato fondato il Gira (in onore del ciclista Girardengo) e stava spopolando anche la MotoMorini e insomma la Virtus si piazzava seconda o terza e ringraziare. Ma agli inizia degli anni '50 arriv a Bologna Vittorio Tracuzzi, detto il Moro per via dei pelacci che aveva sul torace, un truce siciliano (messinese) che cominci a tracciare il solco con le sue idee geniali (per esempio la zona 1-3-1 altro che quella di Peterson a Milano) e poi gli arrivi del gigantone Calevotta figlio di un pap diplomatico dalmata , di Canna e di Alesini e l'esplosione del bolognesissimo Ermano Gambini, fecero tornare il tricolore a Bologna e furono due successi in serie e non tre perch lo strampalato Tracucci con la sua Virtus in vantaggio su Milano di 15 punti cambi tutto il quintetto nell'apoteosi e Milano inchiod la Virtus ai supplementari, vinse e si papp uno scudetto gi perso.
Poi per la Virtus arrivarono gli anni meno succosi, con Milano e Varese che dominavano con una bolletta sempre pi galoppante. E meno male che negli anni '60 si profil l'uomo della Provvidenza, un mantovano che inceneriva il prossimo con i suoi occhi di brace e anche con qualche robusto ceffone dato pi o meno al momento giusto. Gigi Porelli mise le cose al punto zero, salv la gloriosa Virtus dalla retrocessione allo spasimo, firm un bel patto di cambiali (Non dormivo la notte dice ancor oggi), ma con lui in sella e con lo sconosciutissimo Dan Peterson in panca e peraltro con buoni giocatori si ritorn ai vecchi fasti, per un bel po' di scudetti (e vale ricordare il bostoniano Terry Driscoll, due su due e record del mondo come allenatore) e il resto anche storia recente. Coppe internazionali (tre), scudetti a raffica con Alberto Bucci e con Ettore Messina e mentre la propriet della Virtus veniva trasferita dal grande Porelli (diciamolo: il miglior dirigente della Virtus basket di sempre) ad Alfredo Cazzola, la lunga linea di insuccessi non veniva mai intaccata.
E l'investitura del giovane Ettore Messina (portato a Bologna proprio da Porelli e destinato al settore giovanile) fu davvero casuale. Allenava l'americano Bob Hill (quello che viaggiava sempre con l'abito di vigogna grigia sulla gruccia) e io scrissi che Messina era gi pronto per subentrare. Il buon Ettore mi mand una lettera di ringraziamento, ma il presidente (Paolino Francia) mi disse: Un attimo di pazienza, non precipitiamo le cose. Ma le cose le precipit proprio Bob Hill. Si accas nell'Nba e cos Messina divent il coach della Virtus per un gran colpo come direbbe il poeta 't'inchiappa'.
Per che rabbia, che malinconia e che vergogna vedere la Virtus ridotta in questo stato da un uomo solo. Il grande Slam? Facile fare la ruota del pavone con Messina in plancia. E quanti struggenti ricordi per chi ha sempre avuto la Virtus nel cuore. E quanti personaggi.
Gigi Rapini che invent l'uncino dopo averlo studiato in costa Azzurra, Giancarlo Marinelli che inseguiva tutte le sottane d'Europa, Nino Calebotta che misurava (ai quei tempi) pi di due metri che a Bologna veniva chiamato Filuccone o gran Camillo, Achille Canna che in coppia con Mario Alesini sfrecciava come Schumacher, Dan Peterson che si present a Bologna vestito come una rock-star, Gigi Porelli che combatteva il mondo intero, Alfredo Cazzola che prendeva per gli stracci chiunque gli stesse sull'anima, gli immensi Sascia Danilovic e Creso Cosic che nessuno di noi nostalgici potr mai pi dimenticare, Lombardi - Brunamonti - Villalta che ci hanno fatto tanto sognare e Manu Ginobili che balzava lass nell'empireo. E Madrigali che ha fatto peggio della grandine, della siccit, di un ciclone caraibico e di un esercito di voraci cavallette.
Ricordo lo scudetto della Stella, Barcellona, Vitoria, Firenze (c'era Sugar, un immortale). Dei quindici scudetti ne ho vissuti ben undici, dieci di pi di quello scudettone del Bologna calcio che ho vissuto e celebrato nel '64.
Risorgeremo? Si, ma non so quando. E chiamerei a raccolta Porelli, Cazzola e quant'altri. E per avrei un desiderio: non vedere mai pi questo Madrigali in un'arena sportiva.

Il Resto del Carlino

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