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Venerdì 08 Agosto 09:19

Virtus, il colpevole ora paghi

 

Forse nelle sacre tavole del basket sta scritto che chi molto ha goduto molto debba espiare. Cos a noi vecchi virtussini storici, arruolati sotto il glorioso segno della V nera per motivi generazionali ancor prima che sentimentali, non poteva bastare una stagione intera di incubi e tormenti, fuori dai play off e presi a sberle su tutti i campi d'Italia, per bilanciare, in una sorta di biblico contrappasso, le molte e prolungate estasi di una catena di trionfi. Ci voleva dell'altro, evidentemente, ma questo mi pare un po' troppo.
Festa al Madison
Perch perdere ci pu stare, anche perdere male e al limite passare da zimbelli. Del resto, proprio noi di pi antico pelo abbiamo ancora presente un'altra Virtus sull'orlo del baratro trenta e pi anni or sono, quando, scaturito dalla provvidenza o pi semplicemente da un'intuizione geniale e disperata di Giovanni Elkan, un avvocato di Mantova chiamato Gianluigi Porelli arriv a prendere per i capelli la nostra beneamata ormai in apnea e a miracolarla a tal punto da farne in progressione il club pi organizzato e pi invidiato d'Europa, la terza torre della citt, la risposta nel nostro piccolo al rutilante mondo della Nba. Tanto che il palasport di piazza Azzarita era diventato per tutti il Madison, una festa di gusto, un capolavoro cromatico. L'orgoglio di opporre agli onnipotenti sponsor due ferree condizioni: nome e colori non si toccano, a nessun prezzo. E Bologna aveva cos tirannicamente ridotto il basket italiano ai propri piedi, che il vate Bianchini lanciava al suo indirizzo oscure invettive e profezie di distruzione, neppure immaginando di prefigurare il futuro.
No, questa botta sproporzionata persino ai colossali errori che una gestione sventurata, superficiale e arrogante, ha saputo concentrare in un cos breve lasso di tempo. La Virtus cancellata per insolvenza, irrisa nei suoi goffi tentativi di mescolare le tre carte, una ferita ben pi grave di qualsiasi smacco agonistico. Sento dire e leggo: come se il calcio perdesse la Juventus. Tranquilli, non succeder, nel caso qualche angelo salvatore piomberebbe in extremis dal cielo a sciogliere i nodi con la spada fiammeggiante. E tuttavia il paragone teoricamente regge, anche la Virtus era una signora e vestiva il bianco e il nero. Debbo usare il passato, e non mi sembra vero. Sono dunque qui, buon ultimo o quasi, a versare il mio sacchetto di lacrime sulla scomparsa di un mito, e poco importa se nel nutrito gruppo che mi ha preceduto si pure infiltrato qualche coccodrillo. Capita nelle migliori famiglie, il basket poi un mondo piccolo, raramente felice, tuttaltro che refrattario alle gelosie e alle invidie.
La nonna e gli altri
Cos, in un personale e rapido flashback, rivedo la prima Virtus che ho amato, nell'avvolgente frastuono della sala Borsa che non era, come adesso, agghindata a salotto, piuttosto attrezzata a ruvida arena per forti emozioni. Era una Virtus che giocava quasi sempre in cinque, i rarissimi cambi erano figli dell'emergenza, mai di una scelta tecnica. Erano gli anni del dopoguerra, per quanto ne sapevamo noi basketball poteva essere pure una parolaccia. Pallacanestro e basta. Due giocatori di difesa, Bersani e Ferriani. Bersani era chiamato la nonna, aveva un braccio fuori registro, potevano passare due o tre partite senza che azzardasse un tiro, personali a parte. Esercitava grande carisma, su compagni, avversari e pubblico. Sganciava col suo braccio anomalo lanci poderosi sui quali guizzavano in contropiede le due ali, Ranuzzi e Negroni, che erano piccoli per davvero, non come adesso che un'ala piccola stazza sui due metri e sei. Ferriani era un impasto di classe pura, in chiaro anticipo sui tempi. Il pivot era Gigi Rapini che ruotava lento su se stesso, chiudendo con l'uncino, il suo marchio di fabbrica. Gli avversari erano la Milano di Stefanini, Romanutti e del principe Rubini, il grande Cesare che alle Olimpiadi del 1948 a Londra gioc contemporaneamente in due sport di squadra, pallacanestro e pallanuoto, record credo tuttora ineguagliato. La Roma di Cerioni, Margheritini e De Carolis, un pivot imponente che chiamavano Sonny Boy perch talvolta, provato dall'intensa vita notturna, s'addormentava sotto canestro. I terribili tiratori di Trieste, ragazzini senza paura n riverenza. Quello fu il primo amore, che come noto non si scorda mai.
E vennero i derby
Poi vennero i derby e una ininterrotta serie di campioni. Vorrei qui ricordare Gianfranco Lombardi, che per uno scherzo maligno del destino stato coinvolto, non so con quanta sua specifica colpa, in questo amarissimo tramonto bianconero. Lombardi, un livornese sfrontato, gioc da fuoriclasse in una Virtus minore che non vinse nulla. I maligni dicevano che la sua personalit e il suo talento soffocavano il collettivo. Balle, lo hanno detto pure per Baggio. Lombardi alle Olimpiadi di Roma '60 aveva appena passato i vent'anni e fin dritto nel quintetto ideale del torneo, con tre americani future stelle della Nba, West, Lucas e Robertson. Il quinto era Korac, non so se mi spiego. Lombardi resta uno dei pi grandi giocatori virtussini di sempre, appena un gradino sotto all'immenso Creso Cosic, il vescovo che stato al basket come Alfredo Di Stefano al calcio, il genio universale. E poi al nostro caro, irascibile Sasha Danilovic, bravo e cattivo al massimo, senza dimenticare Sugar Richardson o Renato Villalta, o l'ultima cometa, Manu Ginobili, che dopo essere sfrecciato su questi cieli al primo giro in America ha vinto l'anello. E due tecnici come Dan Peterson ed Ettore Messina, cos diversi e cos ugualmente vincenti.
Come Atlantide?
Mica facile mettere una pietra sopra una storia cos. Far finta di niente, settant'anni di leggenda scritti sull'acqua; sin qui abbiamo scherzato, la Virtus non c' pi ed come se non ci fosse mai stata. Avvocato Porelli, che ne facciamo del libro sul mito della V nera, un piccolo ineguagliato capolavoro di editoria sportiva? Lo passiamo ai posteri come le storie di Atlantide sommersa dalle acque o forse solo frutto di fantasia? E' giusto e sacrosanto che gli errori si paghino, non giusto n tantomeno sacrosanto che gli errori e le nequizie di pochi ricadano sulle spalle di tutti. Il rispetto delle regole uno slogan accattivante, che sottoscrivo. Peccato che venga applicato una volta s e una no, come le targhe alterne e peggio per chi pescato a circolare nel giorno sbagliato. Avete presente le fideiussioni - truffa del calcio? Altro che indultino, come invoca l'amico Cucci per le Vu nere, l hanno promulgato l'amnistia generale. In questo allegro mondo di furbi, dove tutti sono uguali ma qualcuno pi uguale degli altri, muore la Virtus, fra ipocriti e universali compianti. Meglio, l'hanno uccisa, come l'Uomo ragno della canzone. Con la differenza che, in questo caso, chi sia stato lo si sa. Che venga chiamato a pagare, ecco, sarebbe gi una piccola consolazione.

Il Resto del Carlino

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