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Sabato 12 Febbraio 18:20

La Effe piange Gary Schull, il Barone per sempre

Gary Schull, per tutti il Barone, indimenticabile protagonista della Fortitudo e del basket italiano, ci lascia all’età di 60 anni, compiuti lo scorso 18 dicembre. Era nato, infatti, il 18 dicembre 1944 a Doleystone, in Pennsylvania. Aveva giocato nella NCAA con Florida University per due stagioni, era stato settima scelta dei Cincinnati Royals ai draft NBA del 1966, ma poi era approdato nella Lega Industriale in Oklahoma con i Philip Oilers, l’azienda presso cui era impiegato.

 
In Italia arrivò nell’estate del 1968, a 23 anni e mezzo, e con la Fortitudo fu subito un amore spontaneo. Cresciuto ogni giorno di più, per cinque anni indimenticabili, cinque anni che hanno scritto la storia della Fortitudo, ne hanno posto le fondamenta per sempre. Lui più di qualsiasi altro giocatore, lui che anche quando a malincuore decise di tornare in America per stare vicino alla madre malata – dopo aver vinto una volta la classifica dei marcatori e due volte quella dei rimbalzisti, e vestito le canotte marchiate Alco ed Eldorado con l’immancabile numero 13 – andò a fare proprio il costruttore edile, sposandosi con Debbie, da cui ha avuto un figlio maschio, Garrett. Rimanendo però legato per sempre alla Fortitudo, a Bologna, a quegli anni che ha sempre definito i più belli della sua vita. Quando, nell’estate del 1999, la Fortitudo volle organizzare una grande festa per cominciare la stagione richiamando tutti i suoi più grandi campioni, lo contattammo senza sapere se avremmo potuto avere risposta. Lui non solo rispose, ma venne a Bologna per trascorrervi alcuni giorni rimasti indimenticabili per tutti noi. E promettendo, quando Dan Gay gli consegnò la sua canotta storica dell’Eldorado, di tornare la primavera successiva… per festeggiare insieme la conquista dello scudetto, in cui lui credeva fermamente. Così andò, e Gary infatti tornò. Per salire sul carro che portò in trionfo gli eroi della Fortitudo dal Paladozza, lungo via San Felice, via Ugo Bassi, via Rizzoli, fino al Nettuno. Lui, d’altronde, per tutti noi rimarrà sempre l’eroe più grande. Per sempre, Barone.



LA STORIA DI GARY SCHULL, IL BARONE PER SEMPRE
Tratta dal libro “Bologna Fortitudo” di Emilio Marrese

Il mito del Barone, è questo il titolo dello splendido capitolo dedicato a Gary Schull nel libro di Emilio Marrese e Roberto Serra “Bologna Fortitudo” nel 1993, un autentico e raro cimelio. Ne traiamo alcuni degli spunti più significativi, per raccontare e rivivere la storia di Gary. “Lamberti e Parisini lo scovarono che giocava per una ventina di dollari a partita in una squadra di un torneo aziendale, la Philips Oilers: un dilettante di 24 anni, uscito come quarta scelta dall’Università della Florida. La segnalazione arrivò da Richard Percudani all’ultimo momento, dopo che un altro americano aveva tirato il bidone ai bolognesi, e che lo stesso Schull era stato lasciato a piedi dal Simmenthal. I dollari da spendere erano, ovviamente, pochi e questo Schull, mai sentito, ne costava tredicimila. Fu il primo vero contratto stilato in via San Felice […] Gary atterrò a Milano il 6 agosto e i tifosi gli regalarono una spilletta raffigurante una scopa: il casto augurio era quello di ramazzare più rimbalzi possibili. […] Il soprannome Baron gli era stato affibbiato dai fans e dalla stampa americana perché Gary amava continuamente fischiettare una canzonetta dell’epoca, “Snoopy contro il Barone rosso”. Paulucci e parigini se ne accorsero subito, visto che per tutto il viaggio verso Bologna non fece altro che fischiare quel motivetto. “Non ne sai un’altra?”. Fisico eccezionale (203 cm per 104 kg), sangue cherokee nelle vene e un carattere epico. Della poliomelite che lo aveva colpito da piccolo non c’era proprio traccia in quella montagna di muscoli. “Coach – disse quando incontrò Lamberti, per altro un po’ stupito perché in Italia era semplicemente Beppe e nessuno lo aveva mai chiamato in quel modo - , coach se vuoi rimbalzi bene, se cerchi punti non parliamone nemmeno”. Schull vinse la classifica cannonieri nel 1971 con 540 punti. La tecnica in effetti era pochina: si palleggiava sui piedi, non sapeva fare un terzo tempo. Però la rabbia e la grinta che aveva in corpo rimasero proverbiali. Se ne accorse immediatamente Piero Angelini, che fu chiamato a provarlo subito in palestra. Lo innervosì con un paio di finte e, quando toccò a Gary attaccare, fu una schiacciata dietro l’altra. […] All’esordio a Bologna per recuperare una palla tirò giù due file di parterre: in Italia nessuno aveva l’abitudine di tuffarsi, i tifosi non avevano mai visto niente di simile. Schull era già diventato un idolo”.


RICORDANDO IL BARONE… LE PAROLE DI RENATO PALUMBI
Il ricordo di chi ha vissuto insieme quegli anni biancoblù

Testimonianze, ricordi, ammirazione nel dolore di chi l’ha conosciuto, come Renato Palumbi, attuale vice-presidente e già all’epoca all’interno della Società, e Giampaolo Orlandi, che di Gary fu la mente in campo. Ma anche nel profondo rispetto di chi, Gianluca Basile, oggi è Capitano della Fortitudo moderna, ed ha conosciuto prima l’eco del mito-Schull tramandato in Fortitudo, quindi lo ha incontrato personalmente nell’anno dello scudetto. Anche dopo allora, i contatti rimasero frequenti tra la Effe e Gary, che grazie ad internet, continuava a seguire gara per gara ascoltando le radiocronache di Forino e Pungetti. Renato Palumbi, presidente biancoblù dal ’90 al ’98 ed attuale vice-presidente con 40 anni di dirigenza biancoblù alle spalle, lo ricorda così. “Provo un grande dolore e senso di tristezza per una notizia che appare ancora più irreale, ricordando la sua felicità l’ultima volta che l’ho visto in occasione dei festeggiamenti di quello scudetto che lui aveva tanto atteso. Ricordo tre momenti in particolare dei suoi anni bolognesi. Uno, scherzoso, quando lo andai a trovare in ospedale dopo un intervento al menisco e non trovando nient’altro al bar dell’ospedale gli portai una scatola di Baci Perugina, fatto che lo divertì moltissimo. Un altro, quando lo vidi pochi giorni dopo quell’intervento, a bordo campo in carrozzina ad incitare i compagni fino all’invasione finale sulla sedia a rotelle per festeggiare la vittoria di un derby. Infine, sempre in un derby, quando rimase in campo grondate di sangue per una brutta ferita, il volto una maschera di sangue. Se oggi il simbolo di Fortitudo è sinonimo di animus pugnandi, di orgoglio e leale combattività, di quelle doti morali che vengono riconosciute sotto l’egida dello “Spirito Forittudo”, lo si deve a lui, che ne fu interprete purissimo e gettò le fondamenta mettendo il primo mattone di quella che è diventata una realtà che si è tramandata in questi quarant’anni. La leggenda del Barone e lo Spirito Fortitudo hanno viaggiato insieme e vivranno per sempre nel ricordo di tutti”.


RICORDANDO IL BARONE… LE PAROLE DI PICCHIO ORLANDI
Il ricordo di chi ha vissuto insieme quegli anni biancoblù

E’ stato uno dei compagni più legati al Barone, Giampaolo Orlandi detto Picchio. Esponente storico di quel gruppo che era una famiglia, guidata da Beppe Lamberti, e con in campo i vari Lino Bruni, Paolino Bergonzoni, Piero Angelini, Franz Arrigoni, e fuori il presidente-papà Piero Lucchini e il dirigente Piero Parisini. Si può dire che Orlandi era la mente e Schull il braccio di quella squadra. E se ci fu un giocatore italiano di riferimento per quell’epoca, questo fu proprio Picchio, tuttora primo nella classifica di tutti i tempi delle presenze in maglia biancoblù, e che oggi ricorda con commozione il Barone. “Non riesco a crederci, quando venne per lo scudetto lo avevo visto in gran forma. E poi per noi lui era l’Invincibile, con quel fisico indistruttibile. Ricordo che soffriva di diabete, ogni tanto gli veniva una crisi ma lui non mollava: gli bastava una bustina di zucchero e subito dopo era pronto a ributtarsi in campo da dove non sarebbe mai uscito nemmeno sanguinante. Il nostro gruppo era compattissimo, come una famiglia: a quei tempi si divideva tutto: si giocava insieme, si andava a cena insieme, si usciva insieme, si andava a casa di uno di noi con le famiglie. E per dire come io e i compagni fossimo affezionati a lui, il secondo anno che tornò a Bologna, andammo a prenderlo noi all’aeroporto di Milano. Tecnicamente non era un mostro, lo diceva lui stesso, ma non voleva perdere mai. Ricordo un torneo estivo, era appena arrivato e non lo conoscevamo: alla prima azione della partita perdemmo un pallone e lui tirò giù la prima fila di sedie del parterre tuffandosi fuori dal campo. Capimmo subito chi era Gary Schull. Uno di noi, un fortitudino vero come ha dimostrato fino all’ultimo in tutti questi anni, ed anche un bolognese vero per come amava la nostra città. La sua gioia per lo scudetto era genuina, perché la Fortitudo la sentiva dentro e conosceva quanto i tifosi avevano dovuto soffrire”.


RICORDANDO IL BARONE… LE PAROLE DI GIANLUCA BASILE
Il ricordo personale del Capitano della Fortitudo di oggi

Oggi la bandiera della Fortitudo è Gianluca Basile, colui che idealmente ha raccolto quel testimone portato in modo esemplare trent’anni fa da Gary Schull. E colui che ne incarna gli stessi valori di attaccamento alla maglia e alla squadra, e di spirito di sacrificio. E’ lui a ricordare il Barone, a nome di tutta la Fortitudo di oggi. “Fin dal mio arrivo a Bologna ho sentito parlare dai ragazzi della Fossa di questo Mito. E il fatto che dopo tanti anni se ne parlasse ancora con tanto affetto ed enfasi, mi ha sempre colpito ed affascinato. E’ un poco come se lui, mi dicevano, sia stata l’identificazione, l’impersonificazione di quelli che nel tempo sono diventati gli ideali e i valori della Fortitudo, che chi veste questa maglia deve trasmettere e tramandare. L’attaccamento a questa maglia che ti coinvolge sul piano passionale ed emotivo credo abbia origine da lì. Poi, conoscendolo, vedendolo da vicino in occasione dei festeggiamenti per lo scudetto, mi è bastato guardarlo un attimo negli occhi per coglierne il carisma travolgente e contagioso. Una luce così vivida che spiega tutto. La sua felicità era immensa e soprattutto vera, reale, ci ha abbracciato commosso, ringraziandoci per avergli fatto un regalo così e per avergli donato quella gioia che aspettava da tempo. Ai suoi tempi, la Fortitudo faceva miracoli, ma vincere era impossibile anche con uno come lui. E lui ha aspettato che prima o poi qualcuno riuscisse in quello che secondo lui la gente della Fortitudo meritava per come era legata alla bandiera con l’Aquila. Per questo era felice come l’avesse vinto un po’ anche lui. Vederlo gioire, saltare, esultare pugni al cielo quasi quarant’anni dopo, tornare qui apposta per questo, è stato commovente e mi ha fatto capire cosa fosse per lui la Fortitudo e viceversa e perché la gente lo ricordasse ancora come una leggenda, che si è tramandata di generazione in generazione. Forse, ora sono tempi diversi, ma se un giorno io sarò ricordato come uno di quelli che ne hanno seguito l’esempio e l’amore per questa maglia ne sarò orgoglioso. E’ giusto ricordarlo oggi come un Grandissimo di questa società, tanto che i ragazzi della Fossa appena appresa la notizia sarebbero voluti partire per presenziare al suo funerale. Tutto questo dimostra come Gary Schull fosse davvero un Mito”.


RICORDANDO IL BARONE… I VOSTRI MESSAGGI
Tutte le vostre e-mail verranno recapitate alla famiglia

E’ difficile, in questi momenti, capire come poter fare qualcosa. Appena appresa la notizia, i ragazzi della Fossa hanno pensato di partire per l’America e raggiungere Melbourne, la città della Florida in cui Gary Schull viveva, per prendere parte ai funerali. Ma non ve ne potrebbe essere il tempo materiale, in quanto – ci comunica ora con una nuova e-mail David Sigafoos, l’amico di Gary – la cerimonia funebre si effettuerà proprio quest’oggi presso il Florida Memorial Gardens di Melbourne, seguita da una commemorazione a cui parteciperanno tutti i famigliari e i tantissimi amici. David Sigafoos ci invia inoltre il testo della notizia apparsa sul quotidiano locale “Florida Today”, dove si ripercorre la vita di quest’uomo amato da tutti, che lascia la moglie Debbie sposata ventitré anni fa e il figlio Garrett. E dove si parla del rispetto guadagnato nei 32 anni di professione quale costruttore edile, con oltre 400 case costruite dalla sua Schull Builders Inc., l’azienda di famiglia ereditata dai genitori Walter ed Irma, ma si sottolineano anche il suo passato di giocatore di basket nonché i suoi cinque anni con la Fortitudo Bologna, dove fu amato e ricordato per sempre come “Il Barone”, e che lui continuò a ricordare per sempre. La famiglia, termina l’articolo, chiede non fiori ma una semplice preghiera, nonché il ricordarlo da parte di chi lo ha amato. Proprio per far sentire questo affetto alla famiglia Gary Schull, chiunque voglia mandare il proprio messaggio potrà scrivere una e-mail all’indirizzo forino@fortitudo.it, verranno inoltrati direttamente in America. Non importa se in italiano o in inglese, sarà semplicemente un modo di dire grazie ad un personaggio che resterà unico ed indimenticabile nella storia della Fortitudo. Grazie in anticipo, da parte nostra, a tutti coloro che invieranno il loro messaggio. Domani pomeriggio al Paladozza, sarà l’occasione di ricordare Gary Schull con un minuto di silenzio, e con l’applauso più grande, vero e spontaneo che sorgerà dal cuore di tutti noi. La Fortitudo scenderà in campo con il lutto al braccio, e la Fossa dei Leoni invita tutti coloro che avessero acquistato la mitica canotta col numero 13 dell’Eldorado, replica di quella del Barone, di indossarla domani alla partita.


I NUMERI DI GARY SCHULL IN MAGLIA FORTITUDO
Cinque stagioni indimenticabili, in cui divenne per sempre il Barone

Impossibile limitarsi ai “numeri”, per descrivere quello che Gary Schull ha fatto sul campo per la Fortitudo. Impossibile, eppure è giusto ricordare anche le cifre del Barone, che nei suoi cinque anni biancoblù in Italia confezionò grandissimi traguardi individuali, ma soprattutto portò al di sopra di tutte le attese la Fortitudo di allora. Settimo realizzatore di tutti i tempi nella storia della Fortitudo con 2.339 punti, per una media a gara di 22.4, vinse anche la classifica marcatori del Campionato con 540 punti nel 1970/71, nonché per due volte la classifica rimbalzisti. Il suo record di punti in una partita è di 44, realizzati nella stagione 1970/71 nella vittoria contro la Fides Napoli per 82-72, e toccò inoltre quota 40 punti anche l’anno precedente, nella vittoria contro la Snaidero Udine per 88-73, segnando inoltre 37 punti ancora contro la Fides Napoli nel 1970/71 nella sconfitta per 97-92. Grandissimi numeri, in un’epoca che non vedeva ancora il tiro da tre punti, e in cui il Barone lottava soprattutto dentro l’area colorata. Trentatreesimo biancoblù di sempre per le presenze, con 104 partite disputate, ha lasciato un segno importantissimo anche nella storia dei derby contro la grande rivale Virtus: 9 derby disputati per lui, vincendone 6, con un high di 30 punti, e andando sette volte su nove oltre i 22 punti realizzati, per 201 complessivi nei derby ed una media di 22.3. Questi, i grandissimi numeri del Barone. A cui, su www.fortitudo.it, viene dedicato un film fotografico d'eccezione, con le splendide foto, da quelle storiche dei tempi in cui giocava a quelli del suo ritorno nell'anno dello scudetto, realizzate da Foto Villani con inoltre due scatti di Roberto Serra.

LA LETTERA DI GARY SCHULL NEL GIORNO DELLO SCUDETTO
Il 30 maggio 2000 ci scrisse parole cariche di emozione

“30 maggio 2000, è un momento molto emozionante nella mia vita… Ai giocatori vorrei dire, stanotte avete fatto la storia. Siete stati i primi nella storia della Fortitudo a portare a casa il Campionato Italiano, che grande onore! Voi dovete essere molto orgogliosi di avere vinto tre partite di fila in finale dopo aver perso la prima. Questa notte avete permesso ai tifosi di realizzare il loro sogno, dopo tutti quegli anni difficili, di attesa, pensate a quanto ora possono essere felici!…

A Giorgio Seràgnoli e Renato Palumbi, io so quanto questo scudetto significhi per voi, perché avete atteso per così tanti anni, resistendo di fronte al disappunto di arrivare sempre secondi e mai primi. Ma il vostro turno è arrivato, you are… numero 1, adesso! A tutta la gente della Fortitudo, del passato e del presente, non è bellissimo essere la squadra più forte d’Italia? Grazie a tutti voi, a chi in particolare mi ha permesso di restare in contatto con la mia vecchia squadra, magari attraverso le e-mail e internet. Tutti voi siete grandi amici per me, mi sono sentito così vicino a Bologna come se ci vivessi tuttora… Sono davvero felice per voi, so quanto lavoro ci è voluto, ma ora l’approdo è dolce, credo ne sia valsa la pena.

Ora, a tutti, dico: cerchiamo di restare al top, ma ricordiamoci sempre il nostro passato e quanto sudore c’è voluto per arrivare fino a qui, perché solo così potremo continuare ad essere i numeri 1.

E tu, Fortitudo, sarai per sempre la “numero 1” nel mio cuore, nelle vittorie come nelle sconfitte, insieme a tutti coloro che non ci sono più.

Sono felice, sento un’emozione tale da aver voglia di piangere…

Sono lì con voi, in questo istante.

Gary Schull

Sito Uff. Fortitudo Bologna

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