News

Giovedì 29 Dicembre 08:58

Primo, l’addio del professore

LIVORNO. Se n andato in silenzio, educatamente, il suo stile di vita. Giancarlo Primo, 81 anni, ha chiuso gli occhi per sempre in un lettino di ospedale a Civita Castellana (Roma), dove era ricoverato ormai da molte settimane per un brutto male. Con lui scompare mezzo secolo di storia, una figura indelebile. Da giocatore indoss la maglia azzurra agli Europei del 47 e 49, oltre che alle Olimpiadi di Londra (1948). Ma luomo che ha trasformato la pallacanestro in basket, il teorico di un gioco pi moderno (memorabile uno dei suoi tanti libri di tecnica, La difesa, divorato dagli allenatori di tutto il mondo) ha lasciato un solco profondissimo da coach. Cera lui alla guida degli azzurri quando lItalia per la prima volta riusc a sconfiggere gli Usa ai Mondiali 70 di Lubiana (canestro di Bariviera), ma cera ancora lui quando gli azzurri, agli Europei del 77, batterono lallora Unione Sovietica. Undici anni ct dellItalia lanciando anche Meneghin e Marzorati dopo aver iniziato dalla gavetta come assistente di Nello Paratore in tre Olimpiadi (dal 1960 al 68). Poi, alla fine del suo mandato in federazione, volle mettersi alla prova anche come allenatore di club.
Nato a Roma il 4 novembre 1924, romano puronsague ma di una romanit mai sguaiata, cominci a sedere su una panchina di serie A2 partendo proprio da Livorno (1980-81), subentrando nelle ultime 15 partite a Roberto Raffaele, sulla sponda PL e riuscendo a salvare la squadra dallimmediato ritorno in serie B. Confermato per la stagione successiva (1981-82) con Grochowalski e Meister stranieri, poi una parentesi a Cant (in una stagione fece laccoppiata Coppa dei Campioni-Coppa Intercontinentale) e Gorizia per ripiombare di nuovo in Toscana: cera da sostituire Ezio Cardaioli e lingegner Boris alla Libertas chiam proprio lui, il professore. 1984-85, anche lincomodo della Coppa Korac da dover sostenere, insieme alle bizze di Abdul Jeelani (una volta a Liverpool non voleva giocare perch il palazzetto non aveva il parquet: Primo lo convinse e lui fece cinque falli in un amen), compagno di passaporto di un inappuntabile Kevin Restani e dei giovani Fantozzi, Forti, Carera e Tonut. Stagione disgraziata, piena di alti e bassi, con lesonero a sei giornate dalla fine e la promozione sul campo del vice Vasco Suggi, che per non serv a evitare il capitombolo in A2. Una cosa sicuramente pi dolorosa per uno che era stato allenatore della Nazionale, ma Primo non alz mai la voce. Incass in silenzio, da signore, e deve essere stato difficile per un altro uomo tutto dun pezzo e daltri tempi come Gilberto Boris comunicargli quella decisione.
Torn a Roma, la sua casa, allen anche il Bancoroma, poi scelse di chiamarsi fuori. Senza reclamare interviste, pagine sui giornali, comparsate televisive. Un uomo di carisma e di successo, ma sempre umile, riservato, gentile anche con lultimo degli aspiranti giornalisti. Lavevo intervistato al telefono il 4 novembre 2004, nel giorno del suo ottantesimo compleanno. Viveva in un residence a Nepi, a due passi dalla capitale, dove si era ritirato nel 1992. Vedovo gi da alcuni anni eppure sempre vitale, amante di stare con gli amici e di pedalare in sella allamata bicicletta. Un tranquillo gentiluomo di campagna che faceva abbuffate di basket in televisione ma non gradiva pi la confusione del PalaEur. Mi saluti Livorno e tutti gli amici, aveva detto al momento di congedarsi. Sempre del lei, sempre misurato, sempre gentile. Sempre Primo. (re.mar.)

Il Tirreno

ULTIME NEWS