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Sabato 24 Giugno 08:54

Caro Driscoll, bentornato a casa

La Virtus riabbraccia Terry. Porelli: "Fu la mia fortuna"

«Ci conosciamo dal 1969 e siamo ancora qui a brindare all´amicizia, significa che abbiamo fatto qualcosa di buono». In alto i calici ieri al "Diana", per festeggiare il ritorno in città di Terry Driscoll, il bostoniano, che qualcosa di buono lo combinò anche sul parquet del palasport con la maglia della Virtus numero 12: tre scudetti, uno da giocatore e due consecutivi da coach, 145 presenze e 2.535 punti. Un´icona della virtussinità, la classe ma anche la modestia, la determinazione del campione e pure lo spirito di gruppo. Driscoll accompagnato dalla moglie Susan, si è seduto a tavola (tagliatelle la scelta obbligata) con l´avvocato Porelli che lo portò a Bologna due volte - nel 1969 e ancora nel ‘75 - col presidente della Virtus di oggi, Claudio Sabatini, insieme ai giocatori che ebbe da allenatore, Renato Villalta, altro bomber virtussino, e Mario Martini. Col primo, ha ricordato Terry, «non fu tutto rose e fiori», ad esempio quei 10 mila dollari nel 1980 di differenza tra domanda e offerta che un irriducibile Porelli non volle mettere sul piatto per rinnovargli il contratto. «Confermo tutto» diceva Porelli che però sul talento di Driscoll scommetterebbe ancora oggi: «Lui e Dan Peterson sono stati i due punti di svolta nella storia della Virtus moderna, fui fortunato, ma oggi posso dire che furono scelte decisive». Davvero: lo scudetto del ‘76, «una squadra equilibrata, tutti a giocare per gli altri - rispolverava Driscoll - i due campionati con Cosic, Wells, e Jim McMillian, una stella Nba che convinsi a venire a Bologna. Poi Ettore Zuccheri il mio secondo, fu lui ad inventare la zona 3-2 che ci rese imbattibili». E i derby: «Persi il primo poi li ho vinti tutti, ne ricordo uno da coach sotto di venti, ma alla fine la spuntammo». Nove su dieci il suo ruolino nelle stracittadine.
Oggi Driscoll, 59 anni, si divide tra l´amata Boston e la Virginia dove per l´Università di Williamsburg fa il direttore atletico e segue 23 discipline sportive e oltre 500 atleti. Ma Bologna è rimasta nel cuore: i suoi due figli sono nati qui, la signora Susan ogni tanto ama tornare, anche se i negozi dove andava a fare la spesa non ci sono più. E non c´è nemmeno più la Sinudyne l´azienda sponsor di quegli anni: «Mi dispiace ricordo quando a Natale andavamo a fare gli auguri ai dipendenti». «Nel 1969 venivo qui per brevi periodi perché con Terry eravamo ancora fidanzati, e leggevo sugli spalti lo striscione «Terry e il mondo trema»» ha ricordato la moglie. E trema ancora il cuore, quasi quarant´anni dopo
LUCA SANCINI

La Repubblica

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