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Mercoledì 04 Ottobre 14:28

«Il basket mi ha regalato 40 anni straordinari»

LEANDRO CASOLI Dal 1965 non pi uscito dalla palestra

Leandro Casoli, ma lei se la ricorda la prima partita di basket che ha visto?
No, mi ricordo solo che si giocava alla palestra ex Gil e che sar stato il 1965 o gi di l. E che in campo cera la Torre di Corrado Pizzi. Il campionato era la serie B deccellenza, una sorta di serie A2 attuale e uno dei dirigenti era Bertacchi. Non ricordo altro, neppure chi erano i giocatori della Torre, figuratevi gli avversari....
E Leo Casoli come arriv in quella palestra?
Allepoca io ero un dirigente del Velo Club Reggio, mi piaceva il ciclismo insomma. Ad un certo punto conobbi Corrado Pizzi e lui cominci ad insistere perch andassi a vedere qualche partita. E da l mi sono appassionato....
Che basket era quello del 1965?
Era un basket incredibile. Pensate che non avevamo neppure i soldi per le trasferte. A volte il nostro presidente Martinelli arrivava allultimo momento portando il denaro per permetterci di andare via: non ho mai avuto il coraggio di chiedergli dove li trovava, quei soldi... Io, in pratica, facevo il massaggiatore: andavo alle partite in bicicletta con una borsina dentro la quale tenevo un po di alcol e dei cerotti....
E poi come fin nella Pallacanestro Reggiana?
Ero tra i fondatori della Cestistica Tricolore e a met degli anni 70 ci fondemmo con i Magazzini Jolly dando vita alle Cantine Riunite. Da quel momento sono sempre rimasto allinterno della societ e per 27 anni ho ricoperto il ruolo di dirigente addetto agli arbitri.
Non solo: lei aveva anche il delicato incarico di preparare i panini per i giocatori...
Eh s - ride Casoli -, ma a dir la verit questo incarico ce lho ancora. Ora che mi occupo del settore giovanile, sono io che preparo i panini per i nostri ragazzi quando hanno trasferte un po lunghe.
Ridendo e scherzando ha gi festeggiato 40 anni di matrimonio con il basket: non male...
S, a dir la verit li ho festeggiati da solo, ma va bene anche cos, ci mancherebbe... E sapete perch va bene in ogni caso?
Perch?
Perch se mi guardo alle spalle sono molto soddisfatto e contento. Sono stati 40 anni bellissimi. E non potete immaginare la gioia che provo quando incontro un giocatore o un arbitro che non vedo da tempo e ci salutiamo: mi fanno tutti un sacco di feste....
Quali sono i suoi ricordi pi belli?
Dovrei dire le tante promozioni che ho vissuto in prima persona. In realt i ricordi pi belli sono legati agli amici che ho trovato nel basket. Parlo di Beppe Belelli, di Gianni Pastarini, di Leo Ergelini, del prof. Luciano Sacchi. Lavorare con loro stato bello.
Ha mai pianto per il basket?
Oh, s, s, qualche lacrima venuta gi a pi riprese....
Lultima volta?
Quando c stata la festa per i 30 anni della Pallacanestro Reggiana. Ho rivisto tanta gente che non incontravo da molti anni. Qualche lacrimuccia, ad un certo punto, scappata. E poi...
E poi...?
Beh, e poi vi devo dire la verit: il primo anno in cui abbiamo giocato in serie A ho provato delle sensazioni incredibili. Quando entravamo nei palasport pi importanti come Bologna o Roma, mi venivano i brividi.
Cos cambiato in questi 40 anni nel basket italiano?
E cambiato molto, forse tutto. Quando abbiamo cominciato noi, si viveva alla giornata. Ora, invece, la societ una vera azienda. Pensate che nel settore giovanile abbiamo 4 squadre, con 60 giocatori e in questi giorni abbiamo preparato le maglie per tutti. Una cosa del genere solo 7-8 anni fa sarebbe stata impensabile.
Chi sono i giocatori che porta nel cuore?
Uno per tutti: Roosevelt Bouie. Lui era un ospite fisso a casa mia.
E il pi bravo?
Non ho dubbi: Mike Mitchell. Anche Morse era bravo, ma Mike era una persona meravigliosa e un giocatore straordinario. Credo proprio che uno cos, a Reggio, non lo rivedremo pi.
Ci dice il quintetto ideale dei suoi 40 anni di basket?
Mitchell e Bouie ce li metto sicuramente, per il resto durissima... Dico Basile, Montecchi e Pastori sperando che nessuno si offenda.
E come allenatori?
Non posso che citare Dado Lombardi: era un allenatore molto bravo e un uomo molto strano. Pensate che, ad esempio, quando andavamo in trasferta il nostro compito era di andare dai proprietari degli alberghi a chiedere loro che lo servissero sempre per primo, altrimenti si arrabbiava moltissimo....
Ora il suo compito trovare nuovi talenti. Ci sono nel vivaio biancorosso?
Stiamo lavorando tanto: abbiamo due foresterie con ragazzi che arrivano da tutta Italia. Io, per quello che posso capirne, credo che Melli e Campani siano bravissimi. Hanno un talento eccezionale e per me vederli giocare una vera gioia. Anche De Fant, che arriva da Trento, mi sembra molto bravo.

Il Resto del Carlino