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Sabato 21 Ottobre 13:59

Venti anni fa moriva Vittorio Tracuzzi: il ricordo di un grande del nostro basket

 Vittorio Tracuzzi
Nonostante spesso il mondo sembra scorrerci davanti agli occhi alla velocità della luce, certi ricordi hanno il dono di fermare il tempo: ecco perché è doveroso segnalare che in questi giorni ricorre il ventesimo anniversario della scomparsa di Vittorio Tracuzzi, grandissimo personaggio della pallacanestro internazionale, che a Casale lasciò un’impronta indelebile, fra il 1972 e il 1976.
Tracuzzi morì all’età di 63 anni, il 21 ottobre 1986, al Centro Traumatologico dell’ospedale Rizzoli di Bologna, a seguito di un intervento alla colonna vertebrale per i postumi di un incidente automobilistico.
La sua storia fu così intensa, tanto da meritare di essere raccontata interamente al presente: e in fondo il suo basket fu talmente moderno che solo ora può essere definito e vissuto come “contemporaneo”.

Tracuzzi conosce Casale nella primavera del 1972, dopo aver chiuso con l’esonero una travagliata stagione sulla panchina della Virtus Bologna. Decisivi sono l’intuito e la tempistica dei dirigenti della Junior: per dimenticare delusioni e stress accumulato nelle ultime stagioni, lo convincono a raggiungere le dolci colline del Monferrato per condurre uno stage tecnico di due mesi sia per la prima squadra, che per il florido e prezioso settore giovanile. Confidano, i dirigenti, nell’orgoglio e negli stimoli che la proposta potrebbe far scattare nel grande allenatore. Il risultato è un entusiasmante clinic che trascina tutti quanti, facendo toccare con mano una pallacanestro e un personaggio mai viste a queste latitudini.
A sua volta “il professore” (un appellativo che si è sempre appuntato sulla giacca con estrema dignità e senza alcuna presunzione) trova a Casale amicizia, rispetto e serenità: proprio quei valori che gli erano mancati negli ultimi tempi. Trovando l’ambiente ideale per far germogliare le proprie idee, Tracuzzi accetta la susseguente offerta fattagli dal presidentissimo della Junior, il mecenate Dario Astero, e prende le redini della prima squadra, iscritta in B1. La notizia del suo fresco incarico sconcerta l’elite della pallacanestro italiana, improvvisamente privata di uno dei suoi personaggi più carismatici e popolari. Tracuzzi però è irremovibile nel voler staccare da quegli ambienti e incominciare una nuova avventura. La serie A non lo avrebbe più visto protagonista, perché la Junior, allenata per quattro indimenticabili stagioni, si rivelerà l’ultima squadra di club della sua carriera.

A quei tempi, il professore era considerato il miglior allenatore d’Europa al pari di Asa Nikolic, lo iugoslavo che contribuì a rendere mitica l’Ignis Varese. Precursore della pallacanestro professionistica, Tracuzzi fu il primo allenatore italiano a intraprendere viaggi negli Stati Uniti all’unico scopo di aggiornarsi e crescere confrontandosi con il basket d’oltreoceano. In Monferrato portò la sua esperienza, instaurando il primo vero professionismo in una società sportiva del territorio locale: insegnò il comportamento a dirigenti, allenatori e giocatori, fuori e dentro il campo di gioco.
Ma dove sfoggiava il suo genio era soprattutto in palestra; trasformò ogni allenamento in un momento tecnico magico, frequentato sempre da molti allenatori, che sulle tribune della “Leardi” riempivano quaderni di appunti. Era anche un grande inventore di pallacanestro: le sue ingegnose “soluzioni” percorrevano con netto anticipo i tempi tecnici del gioco.
Nella sua parentesi casalese non vinse nulla in termini di risultati, ma d’altronde era palese che il suo scudetto albergava altrove: nell’idea che giovani giocatori crescessero respirando il suo basket; sotto la sua ala sbocciò l’alessandrino Ernesto Cima, uno dei più importanti talenti cestistici prodotti dal territorio.

La sua vita fu consacrata quasi esclusivamente alla pallacanestro. Da San Filippo del Mela (Messina) dove nasce il 2 gennaio del 1923, si trasferisce giovanissimo a Roma, dove gioca con il grande Giancarlo Primo. Successivamente onora anche le canottiere di Varese e Virtus Bologna. Con la nazionale disputa 48 incontri, partecipando alle Olimpiadi di Londra del 1948.
Nel 1952, a soli 29 anni (un record che difficilmente verrà mai battuto!), diventa allenatore degli azzurri guidandoli per 28 incontri, compresi quelli degli Europei di Mosca. Ritornato ad allenare squadre di club, nel biennio 1954-1956 vince due titoli italiani come allenatore/giocatore della Virtus Bologna. Nel ’61-’62 allena a Cantù, dove incrocia un casalese eccellente, il pivot Marcello Motto. Nel ’63-’64 ritorna a Varese e vince con l’Ignis il suo terzo scudetto. Tracuzzi è l’unico in questi anni a riuscire a rompere l’egemonia dell’invincibile Simmenthal di Cesare Rubini, di cui era molto amico fin dai tempi della Nazionale. Nel 1967 trionfa anche in Europa, alzando la Coppa delle Coppe proprio alla prima edizione del torneo. Negli anni in cui non vince, si piazza comunque a ridosso della testa della classifica, sfiorando altri scudetti.

Senza esagerare, anzi aggiungendoci un pizzico d’orgoglio, si può dire che l’esperienza casalese lo rigenera nello spirito e nella mente: e se per lui furono quattro anni significativi, per noi monferrini appassionati della palla a spicchi furono quattro anni semplicemente travolgenti.

Quando nel 1976 se ne va da Casale, il professore rifiuta l’offerta di Genova, rinunciando a un progetto ambizioso che avrebbe portato presto i liguri nella massima Serie; accetta invece la conduzione tecnica della nazionale femminile, che regge fino all’incidente automobilistico causa della sua prematura scomparsa. Nel 1985, debilitato dallo stesso incidente, declina l’impegno con la nazionale maggiore, ma si impegna per alcuni mesi nella conduzione di quella giovanile: proprio in ricordo di questo incarico si gioca ancora oggi il torneo junior che porta il suo nome.

Tutti ricordano Vittorio Tracuzzi come un personaggio dalla forte personalità, che riuscì a diventare molto popolare nonostante il suo carattere schivo e poco propenso alle luci della ribalta; oggi lo si descriverebbe come una persona non disposta a scendere a compromessi col “palazzo” e con i giochi di potere. La sua estrema integrità gli impedì forse di ottenere successi sportivi ancora maggiori; ma chi lo conobbe personalmente, che fosse tifoso, allenatore, dirigente o presidente, non può che parlarne con emozione e rispetto. E questo, probabilmente, a Tracuzzi interessava ancora più di una Coppa dei Campioni.
Noi casalesi lo ricorderemo per sempre così.

Giovanni Daghino
Presidente Junior Basket 1959-1980
(a nome di tanti giocatori e appassionati che conobbero Tracuzzi)

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