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Giovedì 15 Febbraio 09:22

"C´era una volta Basket City fummo noi i primi giganti"

Ranuzzi, Rapini e Muci fra scudetti e Olimpiadi, Santa Lucia e Sala Borsa. E i primi accesi derby Virtus contro Gira

Sono rimasti in tre: un play, unala e un pivot. Non abbastanza per fare un quintetto, per s per narrare quando e perch nacque la Bologna dei canestri. Ha chiamato il play: Venite a mezzogiorno che dobbiamo raccontare una storia. Lala e il pivot sono arrivati subito. Un tavolino, tre caff, un album di figurine, e una valanga di ricordi in un bar di Galleria Cavour: proprio a met strada fra Santa Lucia e la Sala Borsa, dove inizi la gloria della pallacanestro bolognese, prima del Madison e del PalaMalaguti. Per chi avr voglia di ripercorrere questa storia, che presto verr dispiegata su un album Panini, sappia che Carlo Muci il play, Renzo Ranuzzi lala, Gigi Rapini il pivot sono i personaggi che lhanno cominciata. Tre magnifici ottantenni, ancora con la schiena dritta di 60 anni fa, che adesso si cercano, sfogliando le pagine per rivedersi giovani dentro una figurina, quando erano i campioni pi amati della citt che rinasceva dopo la guerra.
Pedalavano Coppi e Bartali, dominava il Grande Torino e arrancava il Bologna, mentre la Virtus metteva in fila Milano e Roma vincendo quattro titoli consecutivi e spedendo i propri cavalieri alle Olimpiadi di Londra 48 ed Helsinki 52. A sfidarla, il Gira: gli arancioneri scapestrati nati in un bar che cercavano di buttar gi la vecchia signora. Ricordano tutto in un viaggio allindietro, che inizia prima della seconda guerra mondiale. Con i tornei delle scuole in pieni anni 30: Minghetti, Pier Crescenzi, Galvani, Righi, lo spirito del derby soffia da allora, dalle battaglie tra liceali che si affannavano con una palla ed un cesto. Quando arriva la Virtus nel 1934 pu gi pescare in un vivaio di promesse. A bordo campo c un bambino di 10 anni, si chiama Rapini e sogna gi lesordio con quella canottiera bianca e la V sul petto. Intanto cresce, supera luno e novanta e a 17 anni diventa virtussino, debuttando a Pavia nel 41 e segnando 14 punti.
Da allora la Virtus stata la mia vita. Mha fatto diventare un uomo, insegnandomi il rispetto per lavversario ma anche la voglia di vincere - racconta adesso -. Dicono di me che sia stato il primo pivot italiano, certo fui il primo a giocare spalle a canestro. Limparai guardando il lungo della Francia, Goeuliot. La palla me la dava Bersani, cos fui il primo a tirare in gancio.
Ad insegnare i fondamentali arriv poi Larry Strong, il nero che port la tecnica e gli schemi tra quei ragazzi solo corri e tira. This is not basketball, questa non pallacanestro, ci gel al primo allenamento - ricorda Muci -, noi che ci credevamo dei fenomeni. Muci era amatissimo dalla torcida del Gira in Sala Borsa: un palleggio funambolico, a volte irridente. Faceva il tunnel agli avversari - dice Rapini -, ma aveva un passaggio micidiale, con lui i lunghi si sono sempre divertiti.
Il play, lala e il pivot litigano ancora, con la stessa ruvida sincerit dei tempi eroici. Una volta, in un torneo a Viareggio, demmo venti punti alla Stella Rossa campione dEuropa - ricorda Muci -. Rapini gioc con noi in prestito, facemmo sfracelli: lavessimo preso al Gira saremmo diventati imbattibili. Il fosso lo salt invece Ranuzzi: un anno soltanto, il primo giocatore bolognese a cambiar maglia. Rapini non lo perdona ancora adesso, ma Renzo non s pentito. Alla Virtus dicevate che tiravo troppo, che mangiavo il pallone, allora andai al Gira. Dopo un anno mi avete richiamato. Senza i miei tiri eravate con lacqua alla gola.
Gente col basket nelle vene, anche dopo. C rimasto dentro, cos nel 1961 avviammo il minibasket: contratto con la Coca Cola e un canestrino in ogni scuola. Ranuzzi scelse anche la panchina: era insieme a Nikolic la notte di Strasburgo, anno 1981, quando la Virtus fu beffata dal Maccabi: poteva alzare la Coppa dei Campioni 17 anni prima di Messina a Barcellona. Adesso cura un sito (www. rbasket. it) e la storia di Basket City lha messa tutta dentro un cd. Cosa ci resta di quei giorni? Non le nostre figurine, che allepoca per noi cestisti non cerano. Ma vanno bene anche adesso - dicono -. E soprattutto il ricordo di quei tre contro tre fino a notte in Santa Lucia, senza urlare troppo, per non disturbare il commendator Negroni.
LUCA SANCINI

La Repubblica

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