News

Domenica 30 Settembre 09:55

Mazzon, stasera contro Teramo ricomincia l´avventura "Il gioco verrà, ora alla Fortitudo vorrei ridare un´anima"

Tutta nuova, dalla squadra alla dirigenza, dallo sponsor al tecnico, la Upim cerca di dimenticare al pi presto lultima sciagurata stagione

RAMPANTE da una vita, innalzando Verona e Panionios, Napoli e Aris oltre ogni pronostico, Andrea Mazzon apre stasera, ai suoi bei 41 anni, il campionato che dovr segnare la rinascita Fortitudo: di fronte al PalaDozza, alle 18.15, la piccola Teramo, che pure pareva enorme, meno di sei mesi fa, quando la Effe ci vinse una partita che, viceversa, poteva far precipitare lincubo dellannus horribilis dal tredicesimo posto addirittura in LegaDue. Dietro solo Messina e Scariolo, come globalizzazione tecnica, e anche indici di vittorie, ora tocca a lui. Raccontando quel che c stato prima, in attesa di vivere insieme quel che sar.
Mazzon, la stagione pi importante della sua carriera?
La pi importante sempre la prossima. Sono molto felice, ma dopo tre finali europee, altre due semifinali e una Top 16, non la vivo come un obiettivo personale. Penso piuttosto a migliorarmi ancora, come allenatore e come persona. Rispetto agli inizi, oggi sono pi riflessivo, meno negativo, pi attento ai particolari. S, pi pignolo. E in campo mi preoccupo sempre meno degli avversari e pi dei miei: nei dettagli, non solo nel gioco dassieme. Da giovane sei selvaggio, ora pi esperto, e trovare sensazioni gi vissute aiuta. Mi ripeto una frase di Socrate: "La sola cosa che so che non so". Studiare tanto per migliorare sempre.
Socrate, Grecia. Scelse di emigrare l, dopo Verona. Perch?
Per vedere ed imparare qualcosa di nuovo, dal lavoro alla cultura. Del greco sapevo solo alfabeto e parolacce, e volevo conoscere il basket: il livello del gioco era alto, e quello degli allenatori, rispetto allItalia, altissimo. Poi, pensavo alla scuola slava, che negli anni 90 usciva e provava, aprendo la strada. Pi giri, pi impari.
Pi indietro, allora. Perch Mazzon inizia ad allenare?
Perch era negato a giocare. A 18 anni prendo il minibasket: entusiasta, perch amavo gi questo sport. Ero cresciuto guardando la Nba, affascinato da Peterson. Mio padre mi portava alla Reyer e al Basket Mestre e l rimasi folgorato. Il palazzetto, dietro, aveva le finestre degli spogliatoi a mo di seminterrato, e sempre aperte. Cos, coi miei amici, a fine primo tempo, correvo l per ascoltare cosa si diceva dentro. Gamba, Peterson, i migliori. Avevo 13 anni, se ci penso ho ancora i brividi.
Dopo Mestre, Verona: 9 anni di successi.
Ero bravo a reclutare, e a Mestre, col povero Celada, dovevi farlo. Furono Giuseppe Barbara e Massimo Mangano a portarmi a Verona. Settore giovanile, poi prima squadra, con Blasone e Marcelletti. Dopo arriv Melillo: esonerato, tocc a me. Ringrazier sempre Andrea Fadini, il gm, e Giuseppe Vicenzi, il presidente, per quelloccasione.
Sfruttata: subito una semifinale, una finale di Eurocup (col Real di Bodiroga e Obradovic), poi la vittoria in Korac, nel 98. Come?
Come adesso: determinazione, orgoglio e poche regole, quindi semplicit. E anche difesa, perch quella Verona non sapeva solo tirare, ma era seconda nei recuperi e prima nei punti per possesso concessi. Non sarrendeva mai. E non arrendersi anche il nostro obiettivo.
Va in Grecia e torna vincente. Ma torna in A2, a Jesi.
Non rinnego nulla, ho conosciuto persone stupende, ma avrei dovuto esser pi cinico e aspettare la situazione pi giusta.
Che arriva: Napoli.
In merito al potenziale, lanno migliore: quinti, sette colpi a fila fuori, eliminati solo alla quinta da Pesaro. Era una societ giovane, che pensava di ottenere tutto e subito. Lanno dopo, con aspettative alzate oltre la realt, venni esonerato. Ma la squadra, anche dopo, non ingran.
Resta inattivo, stavolta attendendo. E arriva lAris.
Ero pronto a star fermo un anno, perch volevo allenare a un livello cui sento mentalmente dappartenere. A dicembre chiama lAris: buona organizzazione, impianto, i tifosi pi fanatici dEuropa. Senza cambiare uomini, rimontiamo in Uleb e facciamo la finale. Poi torniamo in Eurolega, 17 anni dopo, vincendo gara 5 fuori. A Maroussi contro Giannakis.
Cosa le ha lasciato, il biennio allAris?
Lopportunit di misurarsi coi migliori. Qui, purtroppo, non ci sono Obradovic e Gershon, Scariolo e Messina. Giocando contro di loro vedi come leggono le partite, cosa cercano, e ci tarricchisce. In carriera ho guardato tanto Ivkovic, oggi guardo Ettore e Sergio, che mai mi fanno mancare un consiglio. Poi, chi mha pi affascinato Pitino.
Pressing, contropiede, basket effervescente: la sua Effe.
Laggressivit, la difesa a tutto campo, il run and jump sono la base del basket del futuro. Noi ci proviamo. Non saremo belli n fluidi, allinizio. A gennaio s, direi.
Obiettivo: tornare in Eurolega.
Per la verit, Sacrati mha chiesto altro. Che la squadra abbia unidentit, morale e non solo tecnica, e che non lasci nulla dintentato. Con lui siamo in sintonia su tutto, e mi colp dal primo giorno, a Pasqua, quando cincontrammo senza neppur parlare di me in panchina. Lui si sentiva un novizio in un mondo di squali e fu subito chiaro, pane al pane e vino al vino: voleva una societ col tecnico al centro, e per questo ero disposto a lasciare lAris, anche senza Eurolega, anche a meno soldi. Gli dissi pure che, fossi stato io il presidente, mica avrei preso Mazzon. Si vociferava di Repesa e anchio glielo ribadii: prenda Repesa e ridar alla Effe lidentit perduta. Che ora cerchiamo di ricostruire. Alla mia squadra chiedo questo. E di "non mollare mai", come quel coro che qui ho sentito pi volte. Ma lo cantano ancora?.
(ma. mar.)

La Repubblica

ULTIME NEWS